Abusi durante gli screening al seno, senologo 69enne ai domiciliari a Vicenza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un senologo di 69 anni è stato posto agli arresti domiciliari a Vicenza con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. Il provvedimento, emesso dal gip Matteo Mantovani su richiesta della Procura, è stato eseguito mercoledì 9 settembre dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria. L’indagine è partita da una segnalazione trasmessa al tribunale berico dal Consiglio dell’Ordine dei Medici di Vicenza, dopo che diverse pazienti avevano lamentato modalità inappropriate nello svolgimento delle visite.

Le modalità contestate

Secondo l’ipotesi accusatoria, il medico avrebbe sfruttato il rapporto di fiducia instaurato con le donne che si rivolgevano a lui per controlli e attività di prevenzione del tumore al seno. Nel corso delle visite avrebbe prospettato presunti collegamenti tra patologie oncologiche mammarie e disturbi relativi ad altri organi, presentando come necessarie, ai fini diagnostici e preventivi, visite rettali con manovre manuali. Gli accertamenti condotti dagli inquirenti hanno consentito di raccogliere le dichiarazioni di numerose pazienti e altri elementi di riscontro.

La contestazione riguarda anche penetrazioni anali digitali che, secondo l’accusa, sarebbero state compiute con finalità estranee a quelle diagnostiche, terapeutiche o preventive dichiarate. Le manovre sarebbero avvenute in assenza di un consenso esplicito e informato delle donne e, secondo la Procura, senza una concreta necessità medica. Il gip ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza, ravvisando il concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte della stessa specie e il rischio di possibili condizionamenti delle persone offese.

Il precedente del 2007

Il nome del professionista, Luca Rotunno, non è nuovo a questo genere di accuse. Nel 2007 era stato condannato a tre anni e otto mesi di reclusione per violenza sessuale, con un risarcimento di 10.000 euro per ciascuna delle 33 vittime di allora. All’epoca lavorava come senologo all’ospedale San Bortolo di Vicenza, dove ricopriva il ruolo di aiuto-primario. La sentenza faceva riferimento a «gravi danni fisici e psicologici alle pazienti», molte delle quali avevano riferito di essere state sottoposte a visite rettali non giustificate.

Nel 2009 la Corte dei Conti del Veneto lo aveva inoltre condannato a pagare 50.000 euro all’Usl di Vicenza per il danno di immagine causato. Al momento dell’arresto, il medico esercitava in regime di libero professionista all’interno dell’ambulatorio privato Linfa - Pronto soccorso oncologico, struttura da lui fondata con sede nel capoluogo berico, pur risultando iscritto all’Ordine dei medici di Salerno.

Le reazioni dell’Ordine e l’attività investigativa

La segnalazione all’autorità giudiziaria è stata inoltrata dal Consiglio dell’Ordine dei Medici di Vicenza. Le indagini, coordinate dalla Procura, hanno coinvolto i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, che hanno raccolto le testimonianze delle donne e acquisito ulteriori elementi di riscontro. L’ordinanza dispone gli arresti domiciliari con divieto per l’indagato di allontanarsi dall’abitazione senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria e di comunicare con persone diverse dai conviventi o da chi lo assiste.

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