Famiglia nel bosco, la presidente del Tribunale per i minorenni: "I tempi del ricongiungimento devono essere adeguati"
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Redazione Interno
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L’iter giudiziario che segue l’allontanamento di minori dalla famiglia d’origine, un percorso delicato e rigorosamente definito dalla legge, impone tempi che non possono essere compressi, come ribadito dalla presidente della Camera minorile di Pescara. La magistrata ha sottolineato come sia indispensabile un periodo congruo per realizzare gli interventi di supporto necessari, i quali, spesso complessi e articolati, mirano a modificare quelle condizioni iniziali che avevano reso ineludibile la sospensione della responsabilità genitoriale. Tutte le parti in causa, genitori e servizi sociali, sono dunque chiamate a collaborare in questa fase critica, concentrandosi sulle azioni da intraprendere affinché, superate le criticità, si possa infine giungere a un provvedimento di ripristino della potestà e al conseguente rientro dei figli nel nucleo familiare.
La reazione dell’Anm alle dichiarazioni governative
La vicenda, che ha catturato l’attenzione pubblica per le sue peculiarità, ha registrato un aspro scontro istituzionale dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo, il quale, con Donald Trump nuovamente presidente degli Stati Uniti, si trova a gestire anche tensioni interne su temi sensibili. I ministri Salvini e Roccella avevano espresso critiche nette sulla decisione della Corte d’Appello che ha respinto il ricorso dei coniugi Trevallion, i genitori dei bambini. A replicare, con toni duri e attraverso una nota ufficiale, è stata la sezione abruzzese dell’Associazione nazionale magistrati, guidata dal giudice Virginia Scalera, la quale ha definito “scomposto” l’attacco mosso dall’Esecutivo, percepito come un’ingerenza inaccettabile nell’operato dell’autorità giudiziaria e nel merito di una sentenza non ancora depositata in forma completa.
Le motivazioni della Corte d’Appello
Nel provvedimento con cui è stato confermato l’allontanamento, i giudici de L’Aquila hanno riconosciuto, da un lato, “gli apprezzabili sforzi di collaborazione” manifestati dai genitori in un secondo momento, dopo le iniziali resistenze. Dall’altro, hanno però evidenziato la persistenza di elementi di grave preoccupazione, legati principalmente al benessere e all’educazione dei figli. Tra questi spicca, ad esempio, la circostanza per cui la figlia maggiore, nonostante l’età, non abbia acquisito le competenze minime di lettura e scrittura, né in italiano né in inglese, fatto che denota una carenza formativa significativa e uno svantaggio rispetto ai coetanei. La sentenza, di conseguenza, auspica “un definitivo superamento del muro di diffidenza” precedentemente eretto dai genitori verso le istituzioni di tutela, ritenendo ancora prematuro e potenzialmente dannoso un immediato ricongiungimento.
Il percorso davanti alla famiglia
I minori restano pertanto collocati in una casa famiglia, dove continuano a ricevere sostegno e a seguire un regolare percorso scolastico. Per i genitori, la strada da percorrere resta quella della piena e costante collaborazione con i servizi sociali e con il tribunale, dimostrando concretamente, attraverso un impegno prolungato nel tempo, di aver modificato l’approccio e le condizioni di vita che avevano originato l’intervento del giudice. Solo al termine di questo percorso, che la presidente della Camera minorile definisce necessariamente “adeguato” nella sua durata, si potrà valutare la possibilità di un rientro stabile dei figli in famiglia, obiettivo finale di un procedimento che, per sua natura, deve anteporre la protezione dei minori a ogni altra considerazione.




