Famiglia nel bosco, la strategia degli avvocati per il Natale: «Ricongiungimento, ma sotto controllo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo ricorsi e battaglie legali, la difesa di Nathan e Catherine Trevallion, la coppia anglo-australiana residente nel bosco di Palmoli separata dai propri figli, punta tutto su una via transitoria nel tentativo di ottenere, per le imminenti festività, un ricongiungimento familiare seppur vigilato. «È accaduto in molti altri casi che i giudici scegliessero questa soluzione», argomenta l’avvocata Danila Solinas, che assiste i due insieme al collega Marco Femminella, aggrappandosi a una statistica che, nelle aule dei tribunali, spesso diventa un punto di riferimento decisivo. La loro richiesta, formulata in un periodo carico di valenze emotive come quello natalizio, si scontra tuttavia con le cautele del sistema giudiziario minorile, il quale – come emerso dalle recenti disposizioni della Corte d’Appello – ha disposto che i minori vengano ascoltati senza la presenza dei genitori, una prassi che sottolinea la volontà di vagliare la loro condizione al di fuori di qualsiasi possibile condizionamento affettivo.

L’appello del sindaco e l’atipicità del caso

A schierarsi pubblicamente a favore di un riavvicinamento è stato anche il primo cittadino di Palmoli, il quale ha espresso con forza la propria posizione, sostenendo che i bambini dovrebbero tornare dai loro genitori. La sua voce si unisce a un coro di perplessità che circonda una vicenda giudiziaria definita atipica, poiché – come fanno notare gli stessi legali – si discosta sensibilmente dai parametri ordinari che di solito portano all’allontanamento dei minori. In numerose altre circostanze, infatti, tale provvedimento viene adottato quando i figli si trovano in un ambiente domestico pericoloso, segnato da violenze o dall’abuso di alcol e sostanze stupefacenti; elementi, questi, che nel caso della famiglia residente nel bosco non sono emersi, dato che i bambini appaiono fisicamente curati, sereni e legati da un evidente affetto reciproco con i genitori.

Una visita sotto il sole invernale

Proprio questo legame è stato visibile, del resto, durante uno degli incontri protetti, quando le tre piccole teste bionde – dopo una visita medica – hanno potuto trascorrere del tempo con la madre nel giardino della struttura che li ospita, tra abbracci e giochi sull’altalena sotto un tiepido sole invernale. Quel momento di normalità, però, rappresenta soltanto una pausa in un percorso giudiziario ancora lungo e irto di incognite, il quale ha già portato i minori a vivere lontano dalla loro abitazione per oltre un mese. La serenità mostrata in quell’occasione, se da un lato sembra confermare l’assenza di traumi immediati, dall’altro non basta a sciogliere i nodi giuridici e psico-sociali che hanno spinto le autorità a intervenire, anche sulla base di valutazioni che presumibilmente guardano allo stile di vita scelto dalla famiglia e alla sua sostenibilità nel lungo periodo.

I numeri degli allontanamenti durante le feste

La situazione dei fratellini Trevallion, seppur peculiare, si inserisce in un quadro nazionale ben più ampio e strutturale, che vede migliaia di minori costretti a trascorrere il periodo natalizio lontano dalla propria casa, ospiti di comunità e strutture protette. I dati, a tale proposito, rivelano una distribuzione geografica fortemente squilibrata: circa il settanta per cento degli allontanamenti, infatti, viene disposto nelle regioni del Nord Italia, dove la rete dei servizi sociali è generalmente più capillare e attiva, mentre solo un terzo interessa il Mezzogiorno, area in cui le tuteze per l’infanzia sono spesso meno sviluppate. Questa discrepanza non fa che accentuare il dibattito sulle prassi adottate dai tribunali per i minorenni e sulle reali condizioni che portano a separare i figli dai genitori, un atto doloroso le cui motivazioni, in casi come quello di Palmoli, continuano a essere oggetto di un acceso confronto tra le parti in causa.

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