Gaza, 36 palestinesi uccisi mentre attendevano aiuti umanitari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Trentasei morti e oltre duecento feriti: è il bilancio, ancora provvisorio, fornito dal ministero della Sanità palestinese dopo le sparatorie avvenute nelle ultime ore nella Striscia di Gaza, nei pressi dei punti di distribuzione gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF). Le aree colpite, dichiarate off-limits per i media indipendenti, si trovano in zone militarizzate, dove migliaia di persone si radunano quotidianamente nella disperata attesa di cibo e medicinali.

La GHF, organizzazione sostenuta da Israele e dagli Stati Uniti, è subentrata alle Nazioni Unite nella gestione degli aiuti, ma le critiche non mancano. Nonostante i rapporti ufficiali parlino di "distribuzioni regolari", le testimonianze che arrivano da Gaza dipingono una realtà diversa: caos, violenza e una crescente incapacità di garantire sicurezza ai civili. Fonti mediche locali hanno denunciato che molte delle vittime si trovavano nei pressi del Corridoio di Netzarim, uno dei punti più critici, dove già in passato si erano verificati episodi simili.

Intanto, Benyamin Netanyahu ha fatto riferimento a "progressi significativi" nei negoziati per il rilascio degli ostaggi israeliani, pur precisando che "è troppo presto per alimentare speranze". Una dichiarazione che, più che rassicurare, sembra voler smorzare le attese mentre la guerra entra nel suo 86° giorno dall’interruzione unilaterale del cessate il fuoco.

Le operazioni militari israeliane proseguono senza tregua, con raid aerei e bombardamenti di artiglieria che colpiscono case, tendopoli e rifugi improvvisati. Organizzazioni internazionali, tra cui l’Onu, hanno definito quanto sta accadendo a Gaza uno "sterminio", paragonando la situazione a un "olocausto" per la popolazione civile, stretta tra fame, violenza e la mancanza di vie di fuga.

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