San Gennaro, il cardinale Battaglia in lacrime: «Napoli non debba più seppellire i suoi ragazzi»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il prodigio si è ripetuto puntuale, alle 10:04 di sabato 19 settembre, quando l'abate monsignor Vincenzo De Gregorio ha annunciato ai fedeli riuniti nel Duomo di Napoli che il sangue di San Gennaro si era sciolto. L'annuncio è stato accolto da un lungo applauso e dallo sventolio dei fazzoletti bianchi, mentre il cardinale Domenico Battaglia si preparava a pronunciare un'omelia destinata a restare negli annali della città.

«Ancora una volta il santo protettore ci ha dato il segno della sua presenza», ha detto De Gregorio, prima che la celebrazione proseguisse con la solenne liturgia presieduta dall'arcivescovo di Napoli. Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Gaetano Manfredi, nella sua veste di presidente della Deputazione di San Gennaro, e il presidente della Regione Campania Roberto Fico, insieme a numerosi assessori e autorità civili.

Il momento centrale della giornata è arrivato con l'omelia del cardinale, più volte interrotta dalla commozione. Rivolgendosi direttamente al santo patrono, Battaglia ha formulato una richiesta inusuale, una grazia non per l'oggi ma per il futuro: «Gennaro, se il tuo sangue deve sciogliersi, si sciolga ancora, ma fammi questa grazia: quando torneremo qui, il prossimo anno, fa' che l'unico sangue di cui dovremo parlare sia il tuo». Parole pronunciate con voce rotta, mentre in Duomo calava un silenzio pesante, rotto solo dagli applausi.

«L'unico sangue versato, l'unico sangue che avremo atteso di vedere scorrere. Il tuo e nessun altro perché non voglio più venire qui, davanti alla tua ampolla, e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi».

Il porporato non ha risparmiato parole dure contro la criminalità organizzata, definendola senza mezzi termini una guerra combattuta senza dichiarazioni formali. «La camorra è guerra. Una guerra senza dichiarazione, senza divise, senza trattati di pace, ma è guerra perché ogni volta che un ragazzo viene arruolato dalla strada abbiamo perso una battaglia». E ancora: «Ogni volta che un bambino cresce pensando che il denaro facile sia l'unica strada possibile, abbiamo perso una battaglia. Ogni volta che qualcuno compra il silenzio di un quartiere, abbiamo perso una battaglia».

Rivolgendosi a chi pensa di potersi dire religioso pur vivendo di violenza, Battaglia è stato netto: «Non c'è nulla di religioso nella camorra. Non basta una medaglia al collo, non basta un'immagine sacra sul comodino, non basta inchinarsi davanti a una statua. Puoi accendere cento candele a San Gennaro, ma se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce». Ha poi aggiunto che la camorra è «bestemmia» perché «prende ciò che Dio ha creato libero e lo rende schiavo», rubando il futuro ai ragazzi e trasformando il sangue in moneta.

L'omelia si è allargata al dramma dei conflitti nel mondo, con un passaggio che ha toccato le guerre in corso. «Non voglio più nominare la Palestina, non voglio più nominare l'Ucraina, non voglio più aggiungere il nome dell'ennesima terra ferita, dell'ennesima città distrutta, dell'ennesima madre che stringe un corpo troppo piccolo tra le braccia». Il cardinale ha spiegato che il silenzio su questi luoghi non nasce dalla volontà di dimenticare, ma dal desiderio che non ce ne sia più bisogno.

«Sono stanco di vedere l'uomo diventare bravissimo a contare i morti e terribilmente incapace di smettere di farli: il male più grande è abituarsi alla guerra». Da qui l'appello lanciato idealmente da Napoli: «Oggi, davanti al sangue di Gennaro, vorrei che da Napoli partisse un grido: fermatevi». Un invito rivolto a chi ha in mano le armi e a chi disegna confini sulle carte mentre altri li segnano con il sangue.

La solennità di San Gennaro era stata preceduta, nella serata di venerdì 18 settembre, dalla cerimonia dell'offerta dell'olio per la lampada votiva, affidata quest'anno alla Diocesi di Vallo della Lucania. Un appuntamento che si rinnova ogni vent'anni e che ha portato nel capoluogo campano il vescovo monsignor Vincenzo Calvosa, insieme ai sindaci dei comuni del territorio con la fascia tricolore e a numerosi fedeli cilentani.

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