La nuova truffa del rimborso Irpef che svuota i conti: come riconoscerla

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un messaggio inatteso nella casella di posta elettronica, la proposta rassicurante di denaro che torna indietro e, al centro di tutto, il logo istituzionale dell'Agenzia delle Entrate. È la classica scena che si ripete ogni volta che la stagione della dichiarazione dei redditi entra nel vivo, trasformando un adempimento burocratico nel terreno di caccia ideale per i truffatori digitali. Negli ultimi giorni, una nuova ondata di messaggi fraudolenti sta circolando con insistenza tra computer e smartphone degli italiani con la promessa di un rimborso Irpef.

L'avviso dell'Agenzia delle Entrate

L'Amministrazione finanziaria, con l'avviso del 21 settembre 2026, mette in guardia i contribuenti sulla diffusione di una nuova campagna di smishing, ovvero phishing tramite sms. Nel caso specifico, viene utilizzato in modo fraudolento il nome dell'Agenzia per indurre i cittadini a fornire informazioni personali, credenziali di accesso e dati finanziari.

La campagna si manifesta attraverso l'invio di messaggi di testo apparentemente provenienti dall'Agenzia delle entrate, nei quali gli utenti vengono invitati ad accedere a un presunto sistema informatico per consultare una nuova comunicazione di natura fiscale o verificare la propria posizione tributaria.

Come funziona il raggiro

Il meccanismo è collaudato e sfrutta un elemento psicologico semplice: la prospettiva di ricevere denaro senza sforzo. Il destinatario riceve un messaggio contenente un collegamento che rimanda a una presunta procedura di verifica per un fantomatico rimborso Irpef relativo all'anno d'imposta 2025. Cliccando sul link, si viene indirizzati a un sito web che imita la grafica istituzionale del portale dell'Agenzia delle Entrate. Qui viene innanzitutto richiesto l'inserimento del codice fiscale del contribuente.

Una volta inserito, la pagina mostra un presunto credito a favore del cittadino pari a 328,45 euro e, per sbloccarlo, la procedura richiede dettagli sensibili della carta di pagamento: nome dell'intestatario, numero di carta, data di scadenza e codice di sicurezza.

I segnali per riconoscere la frode

Riconoscere che si tratta di un raggiro non è sempre immediato, perché colori, loghi e grafica sono praticamente identici a quelli istituzionali. Tuttavia, alcuni elementi dovrebbero insospettire. L'indirizzo web della pagina contraffatta non corrisponde a quello ufficiale del portale dell'Amministrazione finanziaria. Inoltre, l'Agenzia delle Entrate non chiede mai il codice fiscale per accedere all'area riservata, dal momento che per l'identificazione utilizza esclusivamente SPID, CIE o CNS.

E ancora: per accreditare un rimborso è sufficiente comunicare l'IBAN, non servono il numero della carta, la data di scadenza e il codice CVV, dati che sono invece necessari per effettuare un pagamento.

Le raccomandazioni dell'Amministrazione finanziaria

L'Agenzia delle Entrate disconosce queste comunicazioni, dichiarandosi completamente estranea ai relativi contenuti e alle iniziative fraudolente ad esse collegate. La raccomandazione ai cittadini è quella di non fornire dati personali, informazioni riservate o credenziali di accesso tramite pagine web raggiunte attraverso collegamenti contenuti in comunicazioni inattese, non richieste o comunque sospette.

In caso di dubbi sulla veridicità di una comunicazione ricevuta, il consiglio è di effettuare una verifica preliminare consultando la pagina dedicata al fenomeno del phishing sul portale istituzionale, oppure rivolgendosi ai contatti reperibili sul sito ufficiale o direttamente all'Ufficio territorialmente competente.

Cosa fare in caso di dubbi

La verifica della propria posizione fiscale e dell'eventuale presenza di rimborsi deve avvenire sempre attraverso i canali ufficiali, accedendo in autonomia al proprio cassetto fiscale sull'area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate. Non bisogna mai utilizzare i collegamenti contenuti nei messaggi sospetti per effettuare controlli, perché è proprio attraverso quei link che i truffatori raccolgono i dati.

Se si ritiene di aver fornito informazioni sensibili a un sito fraudolento, è opportuno contattare immediatamente la propria banca per bloccare eventuali movimentazioni sospette e conservare il messaggio ricevuto, l'indirizzo del sito contraffatto e le eventuali schermate, materiale utile per documentare il tentativo di frode.

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