Spagna, Sánchez convoca le elezioni anticipate per il 29 novembre

Spagna, Sánchez convoca le elezioni anticipate per il 29 novembre
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha firmato il decreto di scioglimento delle Cortes e ha convocato le elezioni generali per domenica 29 novembre. La decisione, comunicata al re Felipe VI, arriva dopo la bocciatura parlamentare dei due decreti sull'emergenza abitativa, noti come decreti «Maricarmen», avvenuta venerdì al Congresso dei Deputati con 172 voti favorevoli e 178 contrari sul primo testo, e 166 sì contro 184 no sul secondo.

Il caso Maricarmen e la crisi degli alloggi

I due provvedimenti erano stati varati dall'esecutivo sull'onda delle proteste seguite allo sfratto di Maricarmen Abascal, un'ottantasettenne di Madrid allontanata dall'appartamento in cui viveva da settant'anni su richiesta di un fondo di investimento che aveva acquistato l'immobile e intendeva triplicare il canone.

Il primo decreto prevedeva la sospensione degli sfratti per le famiglie vulnerabili senza alternativa abitativa fino al 2030, restrizioni temporanee all'acquisto di case da parte di società e fondi speculativi, una proroga di due anni per i contratti in scadenza e incentivi fiscali per gli affittuari con redditi inferiori a 33.000 euro.

Il secondo testo introduceva invece la proroga obbligatoria dei contratti di locazione oltre i cinque o sette anni in assenza di disdetta, una misura che ha suscitato l'opposizione più ampia, compresa quella dei nazionalisti baschi del Pnv e della Coalizione Canaria, che pure avevano sostenuto il primo decreto.

La rottura con Junts e il voto contrario

L'elemento decisivo per la bocciatura è arrivato dalla posizione degli indipendentisti catalani di Junts per Catalunya. Il partito di Carles Puigdemont, che aveva partecipato ai negoziati fino alla vigilia del voto, ha annunciato giovedì sera la decisione unanime della direzione di votare contro entrambi i testi, chiedendo al governo di ritirarli per riaprire il confronto.

La portavoce Miriam Nogueras ha motivato la scelta accusando l'esecutivo di aver alimentato «una falsa speranza» e sostenendo che le misure non impedissero realmente la speculazione, facendo invece ricadere sui piccoli proprietari il costo della protezione delle famiglie vulnerabili.

Il governo ha replicato che circa il 90 per cento delle richieste avanzate da Junts durante le trattative era già stato incorporato nel primo decreto, e la ministra della Casa Isabel Rodríguez ha offerto fino all'ultimo di convalidare il testo per trasformarlo successivamente in disegno di legge, consentendo emendamenti. L'offerta non è stata accettata.

Le reazioni di piazza e la richiesta di sciopero generale

Dopo la bocciatura, le manifestazioni per il diritto alla casa sono proseguite in oltre cinquanta città spagnole, con cortei a Madrid, Barcellona, Bilbao, Oviedo, Salamanca e Valencia, dove si sono registrati scontri con la polizia e nove agenti feriti. Il Sindicato de Inquilinas, che ha convocato le proteste, ha chiesto uno sciopero generale per la casa, definendo la mobilitazione «l'unica scelta possibile» di fronte alle leggi che proteggono proprietari e speculatori.

A Madrid, secondo la prefettura, alla manifestazione di sabato hanno partecipato almeno 70.000 persone, mentre gli organizzatori parlano di circa mezzo milione. Nella capitale è attivo da giorni un accampamento a Puerta del Sol, con oltre duemila tende secondo gli organizzatori, e una mobilitazione analoga è in corso a Valencia.

Il quadro economico della crisi abitativa

I dati sulla crisi abitativa spagnola delineano un quadro di tensione crescente. Tra il 2015 e il 2025 il costo per l'acquisto di un'abitazione è aumentato dell'80 per cento, mentre gli affitti sono saliti dell'87 per cento, a fronte di un incremento dei salari nominali di circa il 30 per cento. Nel 2025 il 69 per cento degli spagnoli tra i 18 e i 34 anni viveva con i genitori, contro il 52 per cento del 2010. La Banca di Spagna indica nella scarsità dell'offerta il principale fattore delle difficoltà di accesso: nel 2025 sono state completate appena 90.000 abitazioni, contro una media di circa 250.000 all'anno negli anni Novanta. Secondo l'istituto centrale, mancano terreni edificabili già urbanizzati nelle aree ad alta domanda, la pianificazione urbanistica è lenta e le imprese edili segnalano carenza di manodopera specializzata.

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