Il mare restituisce quindici corpi tra Calabria e Sicilia, l'ipotesi del naufragio fantasma sulla rotta per la Sardegna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La risacca, in questi giorni di fine inverno, sta restituendo ciò che il mare aveva inghiottito. Quindici corpi senza vita, recuperati nell’arco di pochi giorni lungo un arco costiero che dalla Calabria tirrenica si snoda fino alla provincia di Trapani, compongono un quadro che gli investigatori, e con loro le procure competenti, cercano faticosamente di mettere a fuoco. L’ipotesi, al vaglio di chi indaga, è che si possa trattare delle vittime di uno o più naufragi “fantasma”, eventi tragici avvenuti lontano dagli occhi dei sistemi di sorveglianza e senza che alcuna richiesta di soccorso abbia mai raggiunto le autorità marittime.

In Calabria, i ritrovamenti si sono concentrati in un arco di dieci giorni su località della costa tirrenica come Scalea, Amantea, Paola e, più a sud, Tropea -5. Qui, a Tropea, la scoperta ha avuto un impatto particolare, vista la presenza di un istituto scolastico le cui finestre si affacciano sul mare. Sono cinque, al momento, i cadaveri recuperati nella regione. A questi si aggiungono quelli venuti a galla in Sicilia, dove il conto sale a undici, con ritrovamenti che si sono susseguiti a Pantelleria, Marsala e Trapani, fino all’ultimo, recuperato ieri sera dai vigili del fuoco nella frazione di Frassino, a Custonaci -4-7. Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, presentava i segni di una lunga permanenza in acqua, così come gli altri quattordici, alcuni dei quali indossavano ancora un giubbotto di salvataggio, particolare quest’ultimo che non fa che aumentare, semmai ce ne fosse bisogno, il senso di impotenza di fronte alla furia degli elementi.

La dinamica che porta i corpi sulle spiagge del Tirreno, piuttosto che su quelle dello Ionio, offre un indizio sulla possibile rotta seguita dalle imbarcazioni. L’ipotesi che sta prendendo negli uffici della magistratura è che i migranti potessero essere diretti in Sardegna, partendo dalle coste algerine. Una rotta, quella algerina, che incrocia il Tirreno e che, in caso di mareggiate e venti di libeccio, spinge i relitti e quanto trasportano verso le coste calabresi e siciliane. La certezza, in questo momento, non esiste, e gli investigatori sanno che potrebbe non arrivare mai, mancando del tutto testimoni o superstiti in grado di ricostruire la dinamica.

Il sindacato Flai Cgil di Cosenza, attraverso una nota, ha richiamato l’attenzione su quanto sta emergendo, sottolineando come il calo degli sbarchi rivendicato a livello politico contrasti con le testimonianze raccolte da organizzazioni come Mediterranea Saving Humans -5. Queste ultime, nelle scorse settimane, avevano lanciato l’allarme riguardo a possibili imbarcazioni scomparse nel nulla durante il passaggio del ciclone Harry, una tempesta che aveva reso il Mediterraneo centrale una trappola mortale per chiunque si trovasse a navigare su natanti di fortuna -1-2. Si parlò, in quei giorni, di centinaia di dispersi, forse un migliaio, e di otto barche partite da Sfax di cui si erano perse le tracce -2. I corpi che il mare sta ora riportando a riva potrebbero appartenere a qualcuna di quelle persone, una tragica conferma che arriva con settimane di ritardo, portata dalle correnti.

L’emergenza silenziosa e il lavoro della magistratura

Mentre le operazioni di recupero delle salme procedono, coordinate dalle prefetture e dalle capitanerie di porto, si concentra il lavoro degli inquirenti nel tentativo di dare un nome a quelle vittime e, soprattutto, di capire se vi siano responsabilità penali per quanto accaduto. Ogni recuperato viene trasferito negli obitori, a disposizione dell’autorità giudiziaria, che dispone gli accertamenti autoptici. Solo attraverso il riconoscimento, laddove possibile tramite impronte digitali o effetti personali, si potrà forse risalire alla nazionalità delle vittime e ricostruire il loro percorso. Il condizionale, in questa fase, è d’obbligo: le condizioni dei corpi, dopo giorni se non settimane in acqua, rendono spesso vano ogni tentativo di identificazione, condannando quelle persone all’anonimato di una fossa comune.

I ritrovamenti nel Trapanese e l’allarme di Mediterranea

La sequenza dei recuperi non si è fermata nemmeno nelle ultime ore. Ieri sera, attorno alle 19:45, la sala operativa dei vigili del fuoco di Trapani è stata attivata dai carabinieri per un intervento a Corinino, una località nella frazione di Frassino, a Custonaci. Le operazioni, che hanno visto la partecipazione del personale della Capitaneria di porto di San Vito Lo Capo, si sono protratte fino a tarda sera per mettere in sicurezza la salma e trasferirla in un luogo idoneo. Un ritrovamento che si inserisce in una scia lunga giorni e che sembra non volersi interrompere, alimentando la consapevolezza che il Mediterraneo continua a fare da cimitero per decine di migranti, le cui morti avvengono nel silenzio più assordante, lontano dai riflettori e dalle cronache degli sbarchi “regolari”.

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