Al-Aqsa deserta per il Ramadan, lacrimogeni su Gerusalemme nel giorno dell’Eid
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Redazione Esteri
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Si presenta desolata, quasi irriconoscibile, la spianata della moschea di Al-Aqsa nell’ultimo venerdì del mese sacro: un deserto di pietre e silenzio laddove solitamente il venerdì di Ramadan significa fiumi di fedeli in preghiera. Le restrizioni imposte all’accesso, giustificate dalle autorità israeliane con il perdurare del conflitto con l’Iran, hanno di fatto svuotato il terzo luogo santo dell’islam, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un momento di massima affluenza in una scena di vuoto e sospensione. Il Comando del Fronte Interno, nel timore di una rappresaglia imminente dopo l’inizio dell’attacco, ha esteso il divieto di assembramenti pubblici a livello nazionale, una misura che ha trovato la sua applicazione più evidente proprio nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme.
Una festa trattenuta dal 1967
La tensione è esplosa in tutta la sua drammaticità nel giorno di Eid al-Fitr, la ricorrenza che segna la fine del digiuno e che solitamente trasforma la città in un tripudio di colori, con le famiglie che attraversano i vicoli addobbati a festa per raggiungere il luogo di preghiera. Ieri, invece, non accadeva dal lontano 1967 che i musulmani rimanessero di fatto esclusi dalla moschea proprio in questo giorno. Le forze di sicurezza israeliane, schierate lungo il perimetro della spianata e nelle vie d’accesso, hanno disperso con gas lacrimogeni i gruppi di fedeli che tentavano comunque di avvicinarsi, nella speranza di potersi raccogliere in preghiera nonostante le chiusure. Quella che doveva essere una giornata di riunioni familiari e festeggiamenti si è trasformata in una corsa tra i vicoli, con le persone costrette ad allontanarsi mentre l’aria si riempiva di lacrimogeni.
Il pretesto del conflitto e la chiusura prolungata
L’inizio delle operazioni militari contro l’Iran ha rappresentato il pretesto per chiudere i cancelli di Al-Aqsa per gran parte del Ramadan, un periodo in cui la moschea – uno dei tre luoghi più sacri per l’islam – avrebbe dovuto accogliere folle oceaniche di fedeli provenienti da tutta la regione. Le restrizioni, che si sono protratte per settimane, hanno raggiunto il loro culmine proprio nell’Eid, quando decine di persone si sono comunque radunate nei pressi della Città Vecchia, spinte dalla volontà di celebrare un rito che non conosce sospensioni nella tradizione. Nonostante le vie di accesso fossero presidiate e l’accesso alla spianata fosse interdetto, la loro presenza ha innescato l’intervento della polizia, che ha fatto uso di gas lacrimogeni per disperdere i gruppi, ristabilendo di fatto un perimetro di sicurezza invalicabile.
Lacrimogeni e preghiere negate
I filmati diffusi mostrano la fuga dei musulmani mentre cercavano di ripararsi dal gas, in un contrasto stridente con la solennità della giornata che per milioni di persone in tutto il mondo rappresenta il momento di gioia dopo un mese di astinenza. La scelta di chiudere completamente il sito, già adottata nelle settimane precedenti, ha trovato proprio nell’Eid la sua manifestazione più drastica, segnando una cesura netta con la consuetudine di apertura che aveva caratterizzato le celebrazioni passate. Per i fedeli, impossibilitati ad accedere anche solo al piazzale antistante, la preghiera è diventata un atto di resistenza consumato lontano dalle mura, in strade laterali o in punti di raccolta improvvisati, dove però la presenza delle forze dell’ordine ha continuato a esercitare una pressione costante, trasformando la festa in un momento di paura e disorientamento.




