Il decreto bollette del governo Meloni, un impatto da oltre 5 miliardi tra bonus e disaccoppiamento dei prezzi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri, riunitosi mercoledì, ha dato il via libera definitivo al tanto atteso decreto bollette, un provvedimento che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito “molto significativo” e in linea con le priorità dichiarate dall’inizio del mandato. L’obiettivo, come spiegato dalla stessa premier in un videomessaggio diffuso sui social al termine della riunione, è quello di ridurre il peso dell’energia su famiglie e imprese, garantendo risparmi e benefici diretti che, nelle stime dell’esecutivo, si aggirano intorno ai 5 miliardi di euro. Un pacchetto di misure, questo, che arriva dopo settimane di confronti serrati e di una lunga limatura tecnica, proseguita fino a tarda notte, per trovare una quadra all’interno della maggioranza sugli interventi da privilegiare -2-3-8.

Un bonus da 115 euro per i vulnerabili e sconti per la fascia media

Il primo pilastro del decreto, stando a quanto illustrato da Meloni, si concentra sul sostegno diretto ai nuclei familiari in maggiore difficoltà. Viene ulteriormente potenziato il bonus sociale elettrico, lo strumento che oggi raggiunge circa due milioni e settecentomila famiglie considerate vulnerabili. A queste, per l’anno in corso, sarà garantito uno sconto aggiuntivo di 115 euro sulla bolletta della luce, che va a sommarsi ai 200 euro già previsti, portando il sostegno complessivo a 315 euro annui. Non solo: il governo ha previsto un meccanismo che coinvolge anche i cosiddetti “clienti della fascia media”. Le aziende energetiche, qualora decidano di applicare volontariamente uno sconto di almeno 60 euro all’anno alle famiglie con un Isee fino a 25mila euro che non accedono al bonus sociale, riceveranno un riconoscimento in termini di visibilità. Una sorta di patto trasparente con l’utenza, insomma, per allargare la platea dei beneficiari -1-3-6.

Più Irap per i produttori di energia e tagli per quattro milioni di imprese

Sul versante produttivo, il decreto interviene pesantemente sugli oneri generali di sistema, quella voce che, come ha ricordato la presidente del Consiglio, grava in maniera particolarmente significativa sulle bollette delle attività economiche. Due le misure cardine: da un lato, il taglio dei tempi di pagamento degli oneri di sistema che le aziende energetiche devono versare allo Stato; dall’altro, un incremento dell’aliquota Irap del 2% a carico delle stesse imprese che operano nei settori della produzione, distribuzione e fornitura di energia e prodotti energetici. Le risorse così ricavate, ha spiegato Meloni, verranno interamente girate per abbattere gli oneri di sistema che oggi gravano sulle bollette di oltre quattro milioni di imprese. A beneficiarne saranno in particolare i settori definiti “gasivori”, come quelli della ceramica o del vetro, per i quali è previsto anche l’abbattimento degli oneri di trasporto e di altre componenti della tariffa. Per rendere l’idea dell’impatto concreto, la stessa premier ha portato alcuni esempi: un artigiano o un piccolo ristoratore potrebbero vedere una riduzione media di oltre 500 euro l’anno sulla bolletta elettrica e di 200 su quella del gas, mentre per le piccole e medie imprese di dimensioni maggiori il beneficio stimato lievita fino a circa 9mila euro per l’elettricità e 10mila per il gas -1-5-8.

Il disaccoppiamento dei prezzi e la sfida europea sui costi Ets

Accanto agli interventi immediati, il decreto introduce due elementi di riforma strutturale che mirano a cambiare il paradigma di formazione dei prezzi. Il primo è il meccanismo di “disaccoppiamento” del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas: verrà costruita una piattaforma pubblica, ha annunciato Meloni, che consentirà alle aziende – anche le più piccole, attraverso forme di aggregazione – di acquistare energia direttamente dai produttori, svincolandosi dalle dinamiche del mercato tradizionale e dalle speculazioni. Un sistema che farà leva sui cosiddetti “Ppa” (Power Purchase Agreement) e che potrà contare sulla garanzia pubblica attraverso il Gse e Sace. Il secondo capitolo, definito dalla presidente del Consiglio “molto coraggioso”, riguarda lo sro dei costi dei diritti Ets dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili. Gli Ets, ha ricordato, sono una tassa di fatto voluta dall’Unione europea che grava sulle modalità di produzione più inquinanti, ma oggi questo costo finisce per influenzare il prezzo finale di tutte le forme di energia, comprese quelle rinnovabili come l’idroelettrico o il solare, che quella tassa non la pagano. Una norma, questa, che richiederà l’autorizzazione di Bruxelles, ma che secondo l’esecutivo è essenziale per rilanciare la competitività del sistema paese -1-2-5.

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