Monterotondo, la bonifica della bomba americana della guerra: evacuazioni e treni fermi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L'operazione di sicurezza, che ha preso il nome di "Bomba Day", è scattata all'alba di domenica 21 dicembre 2025, coordinata dalla Prefettura di Roma e condotta dagli artificieri del 6° Reggimento Genio Pionieri dell’Esercito, i quali si sono trovati di fronte a un ordigno di notevole potenza e in precario stato di conservazione. Il ritrovamento, avvenuto in prossimità del km 24+200 sulla via Salaria, nell'area di Monterotondo Scalo, ha infatti portato alla luce una bomba d'aereo statunitense AN M65 da mille libbre, risalente al secondo conflitto mondiale, il cui peso complessivo si aggira intorno ai 450 chilogrammi, con un carico esplosivo stimato di quasi 250 chilogrammi. La complessità dell'intervento, dettata proprio dalle condizioni dell'ordigno e dalla sua localizzazione, ha richiesto un piano articolato che ha inevitabilmente impattato sulla quotidianità dell'area a nord della Capitale, comportando l'evacuazione preventiva dei residenti nella fascia di sicurezza e la chiusura di alcune arterie stradali.
Le misure di sicurezza e le conseguenti modifiche
Il dispositivo, attivato per garantire la massima incolumità pubblica durante le delicate fasi di movimentazione e neutralizzazione dell'ordigno, ha previsto uno sgombero temporaneo delle abitazioni più vicine al sito, mentre il traffico ferroviario sulla linea regionale FL1 Orte-Fiumicino ha subito pesanti modifiche per l'intera giornata. La tratta compresa tra Roma Tiburtina e Fara Sabina è stata infatti interessata dalla sospensione delle fermate, con l'attivazione di un servizio di autobus sostitutivo per sopperire alle necessità di mobilità dei pendolari e dei viaggiatori, una misura necessaria ma che ha senza dubbio creato disagi, seppur temporanei.
La neutralizzazione in una cava isolata
Le operazioni, avviate come previsto alle 7.30 del mattino, hanno visto gli specialisti dell'esercito impegnati nel trasferimento dell'ordigno verso un luogo isolato e sicuro, dove poter procedere alla distruzione controllata. L'ordigno, dopo essere stato accuratamente trasportato, è stato fatto brillare in una cava dismessa, scelta per la sua lontananza dai centri abitati e per la sua conformazione, in grado di contenere gli effetti dell'esplosione. L'esito dell'operazione, conclusasi nel pomeriggio, è stato positivo, con la completa neutralizzazione del pericoloso residuato bellico che giaceva nel sottosuolo da oltre ottant'anni.
Un fenomeno tutt'altro che raro
Il rinvenimento di ordigni inesplosi risalenti alla Seconda Guerra Mondiale costituisce, soprattutto nel centro-nord Italia e in particolare nelle aree che furono teatro di intensi bombardamenti o di linee del fronte, un capitolo ricorrente della cronaca legata alla sicurezza del territorio. Questi ritrovamenti, che spesso avvengono in occasione di scavi per opere edilizie o di movimentazione terreni, impongono ogni volta un protocollo d'intervento standardizzato, sebbene ogni singolo caso presenti un suo grado di criticità legato allo stato di degrado, al tipo di esplosivo e alla localizzazione, fattori che determinano l'ampiezza del piano di evacuazione e la scelta della tecnica di bonifica.




