La latitanza di Nessy Guerra e la minaccia “ti sparo alle gambe”: l’arresto di Hamouda non basta a spezzare l’incubo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Ho appena parlato con il console di Hurghada, Orazio Gioacchini, ed è molto preoccupato: mi ha detto che quando verrà convocato dalla procura confermerà di essere stato minacciato nell’esercizio delle sue funzioni da Tamer Hamouda». A riportare l’allarme – filtrato tra le pieghe di una vicenda giudiziaria che ormai si trascina da mesi – è Agata Armanetti, legale italiana di Nessy Guerra, la ventiseienne di Sanremo condannata in appello in Egitto a sei mesi di reclusione per adulterio.

Una pena, quest’ultima, intentata dall’ex marito (già condannato in via definitiva in Italia per violenza e stalking) che nella pratica non ha ancora sortito l’effetto di una detenzione effettiva, ma che di fatto trasforma la giovane madre in una latitante costretta a nascondersi nella città di Hurghada insieme alla figlia di tre anni e ai propri genitori.

L’arresto di Hamouda, avvenuto nei giorni scorsi per mano delle autorità egiziane proprio in seguito a quelle minacce esplicite rivolte al rappresentante diplomatico italiano, rappresenta sulla carta una svolta; nella realtà cruda dei fatti, come sottolinea la stessa Armanetti, per la sua assistita «non è cambiato quasi nulla».

Il ricatto nel resort e la paura del console

Dalle ricostruzioni emerse – suffragate dalle denunce presentate dalla rete consolare e dai video pubblicati direttamente dalla donna sui social – Hamouda, cittadino italo-egiziano, si sarebbe presentato nei pressi del resort che ospita il consolato onorario a Hurghada insieme alla madre, rivolgendosi al console con una frase agghiacciante nella sua esplicita brutalità: «Datemi i soldi o ti faccio sparare alle gambe, finirai su una sedia a rotelle».

Un’intimidazione che, nell’economia di un braccio di ferro giudiziario e familiare, assume i contorni di un attacco diretto allo Stato italiano, considerando che le minacce hanno colpito un funzionario impegnato nella delicata opera di assistenza a una connazionale in difficoltà. La legale Armanetti ha rivelato che non si tratta di un episodio isolato: l’uomo avrebbe già avuto un precedente conflitto con lo stesso diplomatico nel 2024, risoltosi con un nulla di fatto dopo le scuse del legale di turno.

Questa volta, però, il console avrebbe garantito alla difesa la volontà di «andare fino in fondo», nonostante il timore concreto di ritorsioni in un contesto – quello egiziano – dove, come evidenziato dagli inquirenti, «per cinquanta euro si può commissionare qualsiasi crimine».

Una condanna paradossale e la custodia della bambina

Per comprendere l’assurdità della situazione in cui versa Nessy Guerra, occorre guardare al meccanismo perverso che l’ha generata: da una parte abbiamo un uomo che in Italia ha precedenti per atti persecutori e lesioni, e che secondo la difesa avrebbe persino tentato di imporre alla donna un «contratto di matrimonio islamico-italiano» in cui lei era chiamata a consegnargli le password dei social e a sottomettersi alla sua volontà; dall’altra, un tribunale egiziano che l’ha condannata per adulterio su denuncia dello stesso ex marito, irrogandole sei mesi di «lavori forzati» e un

Divieto di espatrio che si estende anche alla piccola figlia. La bambina, cuore di questa vicenda, resta il vero ostaggio della situazione: il padre ha ottenuto una misura che le vieta di lasciare il Paese fino al raggiungimento della maggiore età (fissata a ventuno anni), e il prossimo 6 agosto è attesa una nuova udienza cruciale per l’affidamento.

La speranza della difesa è che l’arresto di Hamouda – e il conseguente processo per le minacce – pesi sull’autorità giudiziaria locale al punto da spingerla ad affidare la minore alla nonna materna, unico scenario che potrebbe allentare la morsa e consentire un rimpatrio.

Il silenzio della Farnesina e la paura delle ritorsioni

Lontano dalle aule dei tribunali egiziani, l’Italia segue la vicenda con l’arma della diplomazia, sebbene la legale Armanetti abbia più volte lamentato l’assenza di un’iniziativa politica concreta paragonabile ad altri casi di rientro di cittadini italiani bloccati all’estero. «Se la trovano finisce in carcere», aveva dichiarato l’avvocato nelle scorse settimane, evidenziando il paradosso di una madre che deve nascondersi per evitare il carcere mentre il suo persecutore – seppur ora arrestato – ha camminato a lungo in libertà.

Non mancano gli strascichi inquietanti: la stessa Armanetti ha rivelato di aver ricevuto intimidazioni dirette via email, con frasi come «ti incendio lo studio» e minacce di morte, mentre Nessy Guerra vive cambiando costantemente cellulare e utilizzando vpn pur di non essere localizzata. La paura più grande, quella che traspare dalle sue rare interviste, non è tanto la reclusione per adulterio quanto il destino della figlia: «Se mi arrestano lei resta qui, e io non so cosa potrebbe succederle».

E mentre il console si prepara a testimoniare in tribunale contro Hamouda, la cittadina italiana continua a sperare che la stretta giudiziaria sul suo ex marito possa finalmente aprire un varco per il ritorno a casa, anche se al momento – come ammonisce il titolo dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera – «non è cambiato quasi nulla».

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