Giulia Michelini a “Belve”: l’ayahuasca, i rutti e quel figlio che l’ha salvata
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Redazione Cultura e Spettacolo
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«La gente dice che so’ pazza». Giulia Michelini, ospite dell’ultima puntata del programma di Francesca Fagnani in onda su Rai 2, ha aperto la sua intervista con questa premessa per poi confermarla, punto su punto, nel corso di una chiacchierata che ha alternato momenti di autoironia sfrenata ad aperture intime di rara intensità. L’attrice, celebre per ruoli complessi che spaziano dal cinema alla televisione – come quello che l’ha resa celebre in “Distretto di Polizia” – ha risposto senza filtri alle domande della conduttrice, svelando aspetti della propria vita privata che raramente erano emersi con questa chiarezza.
L’esperienza con l’ayahuasca e le visioni
Nel salotto più tagliente della televisione italiana, Michelini ha raccontato di aver provato per tre volte l’ayahuasca, un decotto amazzonico dalle proprietà allucinogene tradizionalmente utilizzato per fini curativi. «Ho pianto otto ore di fila», ha confessato, descrivendo un’esperienza catartica in cui ha avuto «le visioni»; quasi sfidando la giornalista, le ha chiesto se volesse accompagnarla in un futuro viaggio interiore, scatenando una reazione divertita da parte di Fagnani. Quella che poteva sembrare la confessione di un’eccessiva ricerca spirituale si è trasformata, nelle sue parole, in un tentativo di esplorazione della propria psiche, lontano dai lustrini dei red carpet di Venezia. Un altro momento di rottura dello stereotipo è arrivato quando, incalzata sul suo “difetto più sgradevole”, l’attrice non ha esitato a rispondere: «Spesso rutto». Una dichiarazione, quest’ultima, che ha infranto ogni ipocrisia legata all’immagine patinata del vip: «È liberatorio, viene proprio su da sé», ha spiegato, attribuendo la causa di questa manifestazione all’ansia e aggiungendo, con una precisione quasi comica, che l’ultima volta era accaduto poco prima della registrazione, nei corridoi dello studio.
Fuori dal “circoletto” e la crisi artistica
Alla domanda se si sentisse “dentro o fuori dal circoletto” – metafora coniata dalla Fagnani per descrivere l’ambiente patinato dello spettacolo – Giulia Michelini ha risposto con un’esplosione di genuinità: «Ma io sto fuori come una sedia a sdraio!». Una battuta che riassume il suo rapporto contraddittorio con la celebrità e che fa da contraltare a un momento professionale complesso, da lei stessa definito come una crisi artistica. L’attrice ha parlato apertamente della scelta di allontanarsi temporaneamente dalle scene dopo il 2025, una pausa dettata dalla necessità di ritrovare motivazioni autentiche e di riconsiderare il proprio percorso lavorativo. Questa sospensione, che interrompe la continuità costruita in anni di successi televisivi, le consente di prendersi del tempo per se stessa, lontana dai riflettori ma anche dalle pressioni di un sistema che spesso consuma i suoi interpreti.
La maternità a 19 anni e il legame salvifico
Il registro dell’intervista è cambiato radicalmente quando Francesca Fagnani ha toccato il tasto della maternità. Michelini, che diventò madre a soli 19 anni, ha ripercorso le difficoltà di una scelta coraggiosa e sofferta. L’attrice ha rivelato di aver inizialmente valutato l’interruzione di quella gravidanza per poi, scavando dentro di sé, trovare la forza di portarla avanti. Oggi quel bambino – Giulio Cosimo, cresciuto da lei da sola – ha 21 anni e rappresenta, nelle sue parole, un vero e proprio salvagente emotivo. «Senza di lui mi sarei persa», ha detto visibilmente emozionata, trattenendo le lacrime e chiedendo alla conduttrice di non farla commuovere ulteriormente. Un legame, quello con il figlio, che l’ha “salvata da se stessa”, conferendo un senso radicale a tutte le sue scelte successive, compresa quella recente di mettere in pausa la carriera per dedicarsi alla propria crescita personale. La sincerità con cui ha descritto il rapporto con il ragazzo – lontano dalle dinamiche tradizionali, fatto di viaggi con zaino e sacco a pelo – ha delineato il ritratto di una donna che ha costruito la sua salvezza sulla base di un amore incondizionato, l’unico capace di ancorarla alla realtà quando tutto il resto sembrava vacillare.




