Gelo artico sull’Adriatico: arrivano i “Trenini della Neve”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inverno, alzando bruscamente la voce, ha scosso l’Italia con un’irruzione d’aria artica che ha plasmato un meteo particolarmente severo nelle regioni orientali, dando vita a un fenomeno tanto affascinante quanto produttivo di precipitazioni: l’Adriatic Snow Effect. Questa sorta di “fabbrica della neve”, nota agli appassionati come l’effetto dei “Trenini della Neve”, si innesca quando una massa d’aria gelida di origine polare scorre, come è avvenuto in questi giorni, sopra la superficie relativamente più calda del Mar Adriatico. È proprio il forte contrasto termico a generare l’energia necessaria: l’evaporazione dell’acqua marina, infatti, alimenta la formazione di imponenti nubi convettive che, sospinte dai venti, scaricano copiose nevicate sui litorali e sui rilievi esposti, imbiancando con rapidità tutto ciò che incontrano.

Il paradosso termico e i record del freddo

Le stesse giornate di freddo intenso, del resto, offrono spesso paradossi climatici degni di nota e consentono di approfondire la reale natura del gelo. Succede così che sulla Piana di Marcesina, posta a 1350 metri, si possano registrare temperature più rigide che non in vetta alla Marmolada, a 3265 metri, perché il freddo, denso e pesante, ristagna nelle conche e negli avvallamenti, creando delle cosiddette “isole di gelo”. Queste dinamiche, che appartengono alla sfera meteorologica locale, ci rimandano a scale ben più ampie, portando a considerare quali profondità possa raggiungere il freddo sul nostro pianeta, dove nella parte più interna e inaccessibile dell’Antartide si sono misurati valori al di sotto dei -90°C. Si tratta di estremi quasi inimmaginabili, appartenenti a un mondo remoto, mentre per comprendere le gelate italiane bisogna osservare le peculiarità del nostro territorio.

L’ondata del gennaio 2026 e il picco in Veneto

Proprio osservando il territorio nazionale, l’8 gennaio 2026 si è configurato come uno degli episodi di freddo artico più intensi degli ultimi anni, con un’ondata gelida che ha investito gran parte del Centro-Nord portando con sé condizioni polari, ghiaccio diffuso e nevicate. I disagi sono stati consistenti, con circa novecentocinquanta interventi dei vigili del fuoco richiesti per le emergenze legate al maltempo e alla rottura di condotte, mentre una quarantina di comuni hanno disposto la chiusura delle scuole come misura precauzionale. Il picco termico negativo, però, è stato registrato in Veneto, dove la colonnina di mercurio è precipitata fino a -23,1 gradi, un valore che ha segnato un record stagionale e ha reso tangibile la portata eccezionale dell’evento.

I bacini del gelo: il Cansiglio e i suoi primati

Tra le zone che hanno sperimentato il freddo più polare spicca l’altopiano del Cansiglio, confermandosi, a parità di altitudine, uno dei luoghi sistematicamente più gelidi d’Italia. Nella località nota come I Bech, posta a 983 metri sul livello del mare, nella notte dell’8 gennaio il termometro è sceso fino a -22,8 gradi, mentre nella vicina Valmenera, a 903 metri, si sono toccati i -21,4°C. Per trovare temperature ancora più basse in zona bisogna fare un salto indietro al gennaio del 2022, quando la stessa rete di monitoraggio locale registrò valori ancor più estremi. Queste pianure e conche pedemontane, dunque, si comportano come autentici bacini di raccolta dell’aria gelida, scrivendo con cadenza quasi regolare le pagine più cupe degli annali meteorologici della Penisola.

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