Green claim, GS1 Italy pubblica il vademecum per le imprese sulla Direttiva EmpCo
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Redazione Economia
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Mancano poche settimane all'entrata in vigore della Direttiva Empowering Consumers 2024/825/EU, meglio nota come EmpCo, e le imprese italiane si stanno attrezzando per gestire il nuovo regime normativo in materia di comunicazione ambientale.
In questo scenario, GS1 Italy ha realizzato un vero e proprio "kit" operativo – che include linee guida, standard e strumenti digitali – per accompagnare le aziende verso la corretta adozione delle nuove regole sui green claim; l'iniziativa, presentata come un sito web "salvavita", si pone l'obiettivo di offrire un supporto concreto a un tessuto produttivo che si trova a dover rivedere gran parte della propria comunicazione commerciale in tempi piuttosto stretti, considerando che il recepimento della direttiva nel Codice del Consumo, avvenuto tramite il Decreto Legislativo 30/2026, diventerà
Operativo a partire dal 27 settembre 2026.
Un nuovo regime contro le pratiche sleali
La direttiva europea, approvata con l'intento di rafforzare la protezione dei consumatori e contrastare il greenwashing, modifica il quadro normativo esistente introducendo un elenco dettagliato di pratiche commerciali considerate scorrette.
Tra le novità principali, spicca il divieto di utilizzare claim ambientali generici – come "eco", "green", "sostenibile" o "amico della natura" – a meno che non siano supportati da un'eccellenza nelle prestazioni ambientali pubblicamente riconosciuta, ad esempio attraverso certificazioni come l'Ecolabel UE o sistemi equivalenti conformi alla norma ISO 14024.
Inoltre, la normativa vieta di esporre etichette di sostenibilità che non siano basate su sistemi di certificazione ufficiali e trasparenti, e introduce limitazioni all'uso di dichiarazioni che facciano leva sulla compensazione delle emissioni di CO₂ attraverso crediti di carbonio per giustificare asserzioni come "carbon neutral" o "a impatto climatico zero".
Queste disposizioni, che vanno a integrare la "black list" delle pratiche commerciali sleali già previste dal Codice del Consumo, rappresentano un cambio di passo significativo rispetto al passato, quando la comunicazione ambientale godeva di un margine di manovra molto più ampio e spesso, come emerso da un'analisi della Commissione europea, si basava su informazioni vaghe, fuorvianti o addirittura prive di qualsiasi fondamento scientifico.
La guida pratica di GS1 Italy per i green claim
Proprio per rispondere a questa crescente complessità normativa e alla necessità di evitare il rischio di incorrere in sanzioni – che peraltro possono raggiungere cifre considerevoli fino a 10 milioni di euro – GS1 Italy ha messo a punto una "Guida pratica ai green claim", pensata appositamente per il settore del largo consumo.
Questo vademecum, che si inserisce in un più ampio percorso di accompagnamento promosso in ambito ECR Italia, non si limita a fornire un quadro teorico dei punti chiave della direttiva EmpCo, ma scende nel dettaglio delle indicazioni pratiche per costruire una comunicazione ambientale che sia non solo corretta, ma anche efficace e basata su dati scientifici.
La guida, infatti, spiega come utilizzare in modo appropriato i dati provenienti da studi di Life Cycle Assessment (LCA) o di impronta ambientale, e come sfruttare gli standard globali GS1 per strutturare i green claim in maniera trasparente.
Un aspetto particolarmente rilevante sottolineato dagli esperti, come il professor Fabio Iraldo della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, è che la normativa non vieta tout court le dichiarazioni ambientali, ma ne disciplina l'utilizzo in base alla loro specificità: se un claim generico come "prodotto green" è vietato, lo stesso non vale per un'affermazione specifica e circostanziata, ad esempio "questo prodotto è realizzato con il 100% di energia rinnovabile", a patto naturalmente che tale affermazione sia dimostrabile e che sia visibile sullo stesso mezzo comunicativo.
Strumenti digitali per la trasparenza
Accanto alla guida, GS1 Italy ha pubblicato un ulteriore documento dal titolo "Normative e strumenti per una corretta comunicazione ambientale di prodotto", che offre una panoramica completa sul ruolo degli studi LCA e sulle diverse direttive europee in materia.
Ma l'iniziativa dell'organizzazione – che è l'unico ente autorizzato a rilasciare i codici a barre GS1 in Italia – non si ferma ai supporti cartacei: sul proprio sito web, l'associazione ha raccolto tutte le risorse sviluppate negli ultimi anni sulla sostenibilità, dalla misurazione dell'impatto ambientale all'economia circolare, fino alla collaborazione tra produttori e retailer.
Tra queste, spicca la web app "Barcode for Environment", che consente di comunicare al consumatore l'impatto ambientale dei prodotti in modo immediato e attendibile, semplicemente inquadrando il codice a barre o un QR code che incorpora un GS1 Digital Link: una soluzione che, in un'ottica di trasparenza, può rivelarsi un valore aggiunto per le aziende che intendono distinguersi sul mercato.
In attesa che la direttiva diventi pienamente operativa, il messaggio che arriva alle imprese italiane è inequivocabile: la sostenibilità non può più essere solo una questione di immagine, ma deve tradursi in dati, certificazioni e processi verificabili, pena l'incorrere in contestazioni da parte dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) o in azioni legali promosse da concorrenti o associazioni di consumatori.
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