Sedicenne colpito da un fulmine sul Monte Livata, le condizioni restano stazionarie
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Redazione Interno
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Si aggirano intorno a un fragile equilibrio, tra speranza e timore, le condizioni del ragazzo di sedici anni ricoverato da ieri presso la Terapia intensiva pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma; il giovane scout, residente nella Capitale, è stato centrato in pieno da una scarica elettrica mentre si trovava sul Monte Livata, nel corso di un pomeriggio che si è trasformato in tragedia a causa dell'improvviso scatenarsi degli elementi.
La notizia, che ha scosso profondamente l'ambiente dello scautismo romano e non solo, vede ora il sedicenne lottare tra la vita e la morte, con i medici che mantengono un riserbo assoluto sul suo quadro clinico, sebbene le fonti ospedaliere parlino di una situazione definita "stazionaria", aggettivo che in questi casi racchiude in sé un'ambiguità carica di apprensione.
L'incidente durante il recupero dell'attrezzatura
Il dramma si è consumato nel tardo pomeriggio di ieri, quando il temporale, che si era abbattuto con violenza inaspettata sulla zona dei Monti Simbruini, ha scaricato tutta la sua furia proprio mentre il gruppo scout era intento a mettere in sicurezza il materiale lasciato all'addiaccio.
Stando a una prima ricostruzione dei fatti, il ragazzo si trovava insieme ad altri due compagni di avventura nei pressi di un albero, un luogo che si è rivelato fatalmente pericoloso per via della conformazione del terreno e della presenza di acqua piovana, quando il fulmine lo ha raggiunto con un'esplosione di luce e calore, scaricando a terra un potenziale elettrico di inaudita intensità.
I due amici che erano con lui, sebbene scossi dall'accaduto e sotto una pioggia che non accennava a diminuire, non hanno perso la lucidità e hanno immediatamente iniziato le manovre di rianimazione cardio-polmonare, un gesto eroico e disperato che ha permesso di non lasciare spegnere del tutto la fiammella della vita prima dell'arrivo dei soccorsi.
La catena dei soccorsi sul Monte Livata
È stata proprio la prontezza dei compagni, che hanno praticato il massaggio cardiaco per lunghi e interminabili minuti, a fare da apripista a una complessa catena di salvataggio che ha coinvolto i sanitari del 118 e l'elisoccorso, resosi necessario a causa dell'asperità dei luoghi e della difficoltà di raggiungere la zona di Campo dell'Osso, dove il gruppo scout aveva allestito il proprio campo base a oltre 1.500 metri di quota.
I soccorritori, giunti sul posto non senza difficoltà a causa delle condizioni meteorologiche avverse e del terreno reso scivoloso dal fango, hanno stabilizzato il ragazzo e provveduto al suo trasporto d'urgenza verso il Policlinico Gemelli, dove il sedicenne è stato affidato alle cure dei medici della Terapia intensiva pediatrica, un reparto specializzato nel fronteggiare le evenienze più critiche per i pazienti più giovani.
Il fulmine, si sa, può causare danni devastanti a livello cardiaco, neurologico e muscolare, e il fatto che il cuore del giovane si sia fermo per qualche istante prima di riprendere a battere grazie al massaggio cardiaco lascia intravedere scenari di recupero lunghi e complessi, sui quali i medici, al momento, preferiscono non sbilanciarsi.
Il campo scout e la giornata di oggi
Il gruppo scout, che stava trascorrendo una settimana di campeggio attrezzato in quella che doveva essere un'esperienza di crescita e condivisione nella natura, è stato ovviamente scosso dall'accaduto e i responsabili hanno immediatamente sospeso ogni attività, attivando un supporto psicologico per i ragazzi che hanno assistito alla scena e per gli stessi capi, i quali si sono trovati a gestire un'emergenza che nessuna preparazione logistica avrebbe mai potuto prevedere.
La zona del Monte Livata, che si trova a pochi chilometri da Roma ed è una meta gettonata per escursioni e campeggi estivi, è stata interessata da un forte temporale che ha colto di sorpresa molti dei presenti, e le previsioni meteorologiche per la giornata di oggi indicano un ulteriore peggioramento con nuovi rovesci, rendendo ancora più critiche le operazioni di eventuale recupero delle tende e delle attrezzature rimaste sul posto.
Nel frattempo, a Roma, il pensiero di tutti è rivolto a quel ragazzo di sedici anni, la cui vita è appesa al respiro di un macchinario e alla capacità del suo giovane cuore di riprendere il suo ritmo naturale, mentre la comunità che gli è vicina si stringe in un silenzio carico di preoccupazione e di speranza.
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