Scout romano colpito dal fulmine, il risveglio dopo 10 giorni. Parla e muove gli arti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dieci giorni col fiato sospeso. Poi, finalmente, i primi sorrisi. Quelli della mamma e del papà del 16enne che lo scorso 7 agosto era stato colpito da un fulmine mentre era con i suoi compagni del gruppo scout Agesci Roma 70 sul Monte Livata. «Siamo sollevati, ma il percorso sarà lungo e in salita», ha commentato la mamma del ragazzo, ricoverato al reparto di terapia intensiva e trauma center pediatrico del Policlinico Gemelli. La notizia del risveglio, arrivata nella giornata di martedì 18 agosto, ha restituito speranza a familiari e amici dopo giorni di apprensione.

Il risveglio e il miglioramento clinico

Il giovane scout, arrivato al Gemelli in condizioni di estrema gravità a seguito della scarica elettrica che gli aveva provocato un arresto cardiaco, si è progressivamente risvegliato. Secondo quanto comunicato dall'équipe della Terapia Intensiva Pediatrica, diretta dal professor Marco Piastra, il ragazzo ha iniziato a dialogare con i genitori e a muovere gli arti. Un'evoluzione che i medici definiscono «significativa» e che lascia intravedere una prospettiva nuova dopo la fase critica.

Il quadro clinico mostra un netto miglioramento, tanto che nelle prossime ore, se l'andamento favorevole sarà confermato, si potrà valutare lo scioglimento della prognosi e l'avvio di una seconda fase del ricovero, orientata alla neuroriabilitazione.

La catena della sopravvivenza

A essere stati decisivi, come sottolineato dallo staff del Policlinico, sono stati i soccorsi prestati già sul luogo dell'incidente e la cosiddetta «catena della sopravvivenza». Il ragazzo era giunto al Gemelli il 7 agosto in condizioni critiche dopo essere stato colpito da un fulmine durante un violento temporale che si era abbattuto sull'altopiano di Campo dell'Osso, sul Monte Livata, nel territorio di Subiaco.

La rapidità dell'intervento, iniziato dai compagni scout e poi proseguito con i soccorsi del 118, è risultata determinante per mantenere attive le funzioni vitali in attesa del trasporto in ospedale. Un esempio di come la tempestività nelle manovre di rianimazione possa fare la differenza in casi di arresto cardiaco provocato da folgorazione.

Le prospettive per il recupero

Il risveglio, la capacità di dialogare e i primi movimenti rappresentano i segnali che la famiglia attendeva da giorni. Il Team della Terapia Intensiva e Trauma Center Pediatrico esprime «grande soddisfazione per i risultati fin qui raggiunti», resi possibili dall'intervento sul campo e dalle cure intensive erogate. L'obiettivo ora è consolidare i progressi e, se le condizioni lo permetteranno, affrontare la fase successiva del percorso di cura, dedicata alla neuroriabilitazione.

Il professor Piastra ha spiegato che, sebbene circa il 90% delle persone colpite da un fulmine sopravviva, le conseguenze possono essere importanti, con possibili lesioni neurologiche e cardiache; una rianimazione tempestiva, però, può modificare radicalmente l'esito, come dimostra il caso del giovane scout.

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