Borse europee in attesa del Pce americano, con Milano che segue il trend positivo
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Redazione Economia
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Le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente hanno chiuso la seduta odierna in territorio positivo, in un contesto di generale attesa per l’uscita del dato sull’inflazione statunitense misurata dall’indice Pce, considerato il termometro preferito dalla Federal Reserve. Il clima, seppur caratterizzato da una certa prudenza, è stato di cauto ottimismo, con gli investitori che hanno premiato diversi comparti nella speranza che le politiche monetarie delle banche centrali possano continuare a sostenere la liquidità dei mercati. Se da una parte, infatti, si dà ormai per scontato un nuovo intervento della Fed nella riunione di settimana prossima, dall’altra resta cruciale comprendere le linee guida che verranno tracciate per il prossimo anno, le quali potranno determinare la futura direzione dei flussi di capitale. Alcuni di essi, non a caso, si sono già indirizzati verso settori sensibili alle dinamiche dei tassi, anticipando possibili sviluppi.
Il quadro delle contrattazioni in Europa
La giornata di scambi ha visto i listini di Francoforte, Parigi e Londra muoversi tutti con incrementi contenuti ma significativi, in uno schema di correlazione che ha coinvolto anche Piazza Affari. Il FTSE MIB, nello specifico, ha beneficiato di acquisti diffusi che ne hanno spinto il guadagno finale oltre la soglia dello 0,2%, in perfetta sintonia con l’andamento dell’indice pan-europeo Euro Stoxx 50. Questo movimento collettivo, che segue una serie di sedute estremamente contenute per range di oscillazione, segnala come gli operatori siano in attesa di un nuovo impulso informativo prima di impegnarsi in modo più deciso. Tra i titoli che hanno contribuito alla performance italiana si segnalano alcune realtà industriali e del comparto salute, mentre hanno mostrato debolezza i grandi nomi legati alle commodity, sui quali pesano le valutazioni sugli scenari di crescita globale.
L’orizzonte della politica monetaria Usa
Secondo le rilevazioni degli strumenti finanziari che analizzano le probabilità delle decisioni della Federal Reserve, il mercato sconta ormai con un’altissima percentuale l’ipotesi di un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base già nel corso del prossimo incontro. Ciò che più conta, tuttavia, non è l’immediato ma la cosiddetta “forward guidance”, ovvero la proiezione del sentiero dei tassi per i mesi a venire, la quale – se orientata al ribasso – potrebbe offrire un sostegno strutturale alle valutazioni azionarie. L’inflazione core Pce, la cui pubblicazione è avvenuta nel pomeriggio, rappresenta dunque l’ultimo e più autorevole pezzo del puzzle prima della decisione dell’istituto centrale americano, guidato dal presidente Trump. I future sui principali indici di Wall Street, nel frattempo, hanno mantenuto un tono leggermente rialzista in attesa del dato, suggerendo che gli investitori si aspettano conferme piuttosto che sorprese.
La dinamica dei cambi e degli asset rifugio
In questo quadro di attesa, anche il mercato dei cambi ha mostrato movimenti contenuti, con l’euro che ha oscillato in un range ristretto nei confronti del dollaro. La relativa calma valutaria riflette l’assenza di nuovi driver fondamentali prima della release economica, sebbene alcuni analisti osservino come una possibile conferma del trend disinflattivo negli Stati Uniti potrebbe indurre un deprezzamento del biglietto verde. Parallelamente, l’oro – tradizionale bene rifugio in periodi di incertezza monetaria – ha registrato scambi piuttosto tranquilli, segno che il rischio percepito dagli operatori non è di natura acuta ma legato piuttosto alla definizione dei tempi e dei modi della normalizzazione della politica economica.




