Tour de France, Carapaz vince la 20ª tappa ma è Pogacar il vero protagonista: quinto trionfo e podio per Del Toro
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Redazione Sport
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La ventesima tappa del Tour de France, quella che da Le Bourg-d'Oisans conduceva al temibile arrivo sull'Alpe d'Huez, era stata annunciata come l'ultima, grande chance per ribaltare una classifica che sembrava ormai scolpita nella pietra. E così, in un certo senso, è stato, sebbene non per i motivi che i più appassionati avrebbero forse sperato. La frazione regina di questa edizione, un percorso di 170,9 chilometri costellato da alcune delle salite più iconiche del ciclismo mondiale come il Glandon, la Croix de Fer, il Télégraphe e il Galibier che con i suoi 2.642 metri rappresenta il tetto di questa Grande Boucle, ha regalato emozioni e ribaltamenti, ma non ha intaccato la supremazia assoluta di un uomo: Tadej Pogačar. Lo sloveno della UAE Team Emirates-XRG ha chiuso la tappa al quarto posto, ma il suo vantaggio in classifica è talmente abissale da avergli permesso di blindare la maglia gialla ancor prima di mettere piede sugli Champs-Élysées, ottenendo di fatto il suo quinto Tour de France.
Una vittoria che porta la sua firma, certo, ma che è stata costruita anche con la straordinaria intelligenza tattica e il generoso altruismo che hanno contraddistinto la sua intera stagione.
Il trionfo di Carapaz e la resistenza di Evenepoel
A vincere la tappa odierna, complice una caduta che ha scompigliato le carte nei chilometri finali, è stato l'ecuadoriano Richard Carapaz della EF Education-EasyPost. Per Carapaz si tratta di un successo di immenso prestigio, la decima vittoria in un grande giro e la terza personale al Tour, un sigillo che gli ha inoltre permesso di assicurarsi la maglia a pois di miglior scalatore.
Il corridore sudamericano ha sfruttato al meglio la situazione, resistendo al ritorno di un gruppetto di inseguitori composto dai migliori, e ha tagliato il traguardo in solitaria, precedendo un grande Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-Hansgrohe) staccato di 26 secondi e lo statunitense Sepp Kuss (Team Visma-Lease a Bike) arrivato a 31 secondi.
Proprio Evenepoel, con questa prestazione, ha messo in cassaforte il secondo posto nella classifica generale, un piazzamento che sembrava alla sua portata e che ha confermato la crescita esponenziale del belga nelle corse a tappe.
L'epica amicizia: Pogačar gregario per Del Toro
Tuttavia, la storia più bella e commovente di questa giornata non si è scritta sul gradino più alto del podio di tappa, ma poco più indietro, nel gruppo dei grandi favoriti. L'intera strategia della UAE Team Emirates-XRG, e in particolare di Tadej Pogačar, è stata infatti deviata per un fine ben preciso: garantire a Isaac Del Toro il suo doppio, storico obiettivo. Il messicano, che ha corso una gara straordinaria fin dal primo giorno, era minacciato nella classifica generale e nella lotta per la maglia bianca dal francese Paul Seixas.
E così, Pogačar, che avrebbe potuto facilmente giocarsi la vittoria di tappa, ha scelto di indossare i panni del perfetto gregario, un gesto di sportività e amicizia che ha fatto il giro del mondo.
Per gli ultimi 60 chilometri, lo sloveno è rimasto costantemente nelle prime posizioni del gruppo dei favoriti, tirando per il suo compagno di squadra e neutralizzando ogni tentativo di attacco da parte dei rivali, in particolare del giovane Seixas che, esausto per i continui tentativi di rientrare, ha perso definitivamente contatto a 17 chilometri dal traguardo.
Un'azione che ha permesso a Del Toro di amministrare le energie fino al traguardo, dove i due sono stati immortalati mentre tagliavano la linea fianco a fianco, il messicano con il suo tipico gesto delle corna, a celebrare un'impresa che sembrava impossibile fino a poche settimane fa.
Un podio e una maglia bianca che fanno storia
Il risultato di questa tattica è sconvolgente per la storia del ciclismo messicano. Isaac Del Toro, al suo debutto al Tour, non solo conquisterà la maglia bianca di miglior giovane, ma salirà anche sul podio finale di Parigi come terzo classificato, un'impresa mai riuscita prima a un corridore del suo paese da quando, nel lontano 1987, Raúl Alcalá aveva vinto la stessa classifica.
Il distacco finale di 9 minuti e 42 secondi da Pogačar e i 2 minuti e 14 secondi su Seixas testimoniano la solidità di un ragazzo che ha saputo resistere alla pressione di una corsa durissima, dimostrando una maturità e una forza incredibili per la sua età. Il suo terzo posto in classifica generale, alle spalle del fenomeno sloveno e del belga, è un risultato che va ben oltre le più rosee previsioni e che proietta il giovane messicano tra i grandi nomi del ciclismo mondiale.
Dopo una diciannovesima tappa che aveva già visto Pogačar dominare e stabilire un record sull'Alpe d'Huez, questa ventesima frazione ha chiuso ogni discorso per la classifica generale, con i primi tre posti che resteranno immutati in vista della passerella finale verso Parigi.
Classifiche e verdetti dopo la tappa regina
Con la ventesima tappa, dunque, la classifica generale vede al comando Tadej Pogačar con il tempo di 72h53'44", seguito da Remco Evenepoel a 6'26" e da Isaac Del Toro a 9'42". Il quarto posto è ormai appannaggio di Paul Seixas a 11'56", mentre Lenny Martinez, Mattias Skjelmose e Juan Ayuso completano la top ten.
Per quanto riguarda le altre maglie, quella verde dei punti è stata ormai cucita sulle spalle di Mads Pedersen, che vanta un vantaggio incolmabile su Jasper Philipsen, mentre Richard Carapaz, come detto, si è aggiudicato la maglia a pois, superando di fatto Pogačar nella classifica degli scalatori.
L'ultima tappa, quella di domenica, avrà un carattere più cerimoniale: il percorso è stato ridotto a 89 chilometri a causa dell'emergenza incendi e si snoderà da Thoiry fino ai celebri Champs-Élysées, dove Pogačar alzerà al cielo il suo quinto trofeo e dove la UAE, e in particolare Isaac Del Toro, potranno celebrare un trionfo che resterà a lungo nella memoria degli appassionati.
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