Becker: "Fui vicino ad allenare Sinner, ma gli indicai Cahill"
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Redazione Sport
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In un'intervista che ripercorre, senza autocommiserazione, le vicende personali e professionali più intricate, Boris Becker ha svelato un retroscena inedito che lega il suo nome a quello di Jannik Sinner. L'ex campione, la cui figura pubblica è stata ridisegnata da una sentenza per bancarotta fraudolenta che nel 2022 ne ha sancito la condanna a trenta mesi di detenzione, ha rivelato di essere stato prossimo a ricoprire il ruolo di allenatore del tennista altoatesino. "Ero vicino a diventare il suo allenatore", ha affermato Becker, delineando i contorni di un'opportunità professionale che le circostanze, in gran parte legate ai suoi problemi legali, hanno finito per modificare radicalmente.
Il suggerimento per Cahill e la serenità di Sinner
Proprio a causa delle questioni giudiziarie che in quel periodo lo assillavano, con un procedimento penale ancora aperto che di lì a poco avrebbe avuto un esito drammatico, Becker scelse di non perseguire fino in fondo quella strada, optando piuttosto per un gesto di lungimiranza. "Avevo ancora aperto il mio problema legale", ha spiegato, "e gli ho consigliato di ingaggiare Darren Cahill". Una raccomandazione, questa, che si è rivelata fondamentale per la carriera di Sinner, il quale, sotto la guida dell'australiano, ha conseguito risultati di altissimo livello. Becker, dal canto suo, non ha nascosto la sua ammirazione per il numero uno italiano, sottolineandone in particolare "la sua serenità nelle situazioni di massima tensione", una dote che, a suo parere, gli consentirà di "durare per sempre".
L'esperienza carceraria e la paura
Il racconto di Becker, che evita con sobrietà i dettagli più crudi, si è poi spostato sul periodo di detenzione, da lui stesso definito "inferno", durante il quale ha temuto per la propria vita in due distinte occasioni. "La seconda alla fine, quando ormai mi ero organizzato bene", ha ricordato, a significare come la precarietà fosse una condizione costante. L'esperienza del carcere, che lo ha privato di "tutto ciò che consideriamo importante - la libertà, il denaro, le persone che ami" - è stata descritta come un crogiolo che ha messo alla prova il suo carattere, l'unica cosa, a suo dire, che gli è rimasta e che gli ha permesso di sopravvivere.
La rinascita e la consapevolezza
Oggi, Becker parla di una "nuova vita", caratterizzata anche dall'attesa di un figlio e dalla liberazione dalla necessità di "recitare un ruolo". Quell'esperienza estrema, sebbene l'abbia privato di tutto, gli ha lasciato una consapevolezza incrollabile: "Ora so che puoi gettarmi nella peggiore situazione, e troverò il modo di venirne fuori". Una resilienza forgiata nell'avversità, che non cancella il passato ma che costituisce il fondamento di un presente diverso, dove la figura pubblica del campione si fonde con le cicatrici dell'uomo comune che ha perso tutto per poi ritrovare se stesso.




