Kata, il gip di Firenze archivia il procedimento a carico degli zii: "Nessuna previsione di condanna"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze ha disposto l'archiviazione del procedimento penale che vedeva indagati lo zio materno e lo zio paterno di Mia Kataleya Chicllo Alvarez, la bambina peruviana conosciuta come Kata, scomparsa il 10 giugno 2023 dall'ex Hotel Astor di Firenze. Il decreto è stato depositato martedì 20 ottobre, a oltre tre anni di distanza da quel pomeriggio in cui la piccola, che allora aveva cinque anni, si trovava nell'immobile di via Maragliano occupato da decine di famiglie straniere, dove viveva con la madre e il fratellino.

Le motivazioni del provvedimento

Il provvedimento riguarda Argenis Abel Alvarez Vasquez e Marlon Edgar Chicllo Romero, indagati per il presunto sequestro di persona a scopo di estorsione della minore e, per le rispettive posizioni, per ulteriori ipotesi di reato. Il gip ha accolto la richiesta avanzata dalla procura fiorentina, rilevando che gli elementi raccolti durante le indagini preliminari non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna nei confronti dei due indagati.

Le attività investigative, pur numerose, non hanno permesso di ricostruire con sufficiente certezza le modalità della sottrazione e dell'allontanamento della bambina, né di acquisire elementi individualizzanti idonei ad attribuire agli indagati le condotte contestate. Le diverse ipotesi esaminate sono rimaste prive di riscontri probatori sufficientemente gravi, precisi e concordanti, come si legge nella nota diffusa dal tribunale.

La posizione della madre e della difesa

Nei giorni precedenti al deposito del decreto, la madre della bambina, Katherine Alvarez Vasquez, aveva fatto sapere tramite il proprio legale, l'avvocato Giovanni Conticelli, di non volersi opporre all'archiviazione. La difesa ha motivato la decisione con l'assenza, allo stato attuale, di elementi fattuali o di diritto idonei a sostenere un'opposizione nei confronti degli indagati.

Nel comunicato diffuso dal legale e dalla criminologa Stefania Sartorini si precisava tuttavia che la difesa si riserva di svolgere mirate attività di indagine difensiva per acquisire nuovi elementi da presentare alla procura di Firenze, con l'obiettivo di giungere alla compiuta identificazione dei responsabili della scomparsa.

La richiesta di archiviazione e il quadro investigativo

La procura aveva formalizzato la richiesta di archiviazione nei primi giorni di settembre, in un atto firmato dalla sostituta procuratrice Cristhine von Borries. Le piste battute in questi anni – dalla vendetta legata al mondo della droga ai rapporti conflittuali all'interno dell'ex albergo, fino all'ipotesi di un abuso o di uno scambio di persona – non avevano condotto a riscontri utili. Quel 10 giugno la madre, impiegata in un supermercato, era andata al lavoro affidando i figli al fratello; al rientro nel pomeriggio non aveva trovato più Kata.

La bambina era stata vista l'ultima volta nel cortile dell'ex hotel, ripresa anche da una telecamera di un negozio in via Boccherini mentre saliva le scale esterne per poi ridiscendere. Le ricerche dei carabinieri, condotte con strumenti sofisticati all'interno dell'edificio di quasi tremila metri quadri e poi estese anche all'estero, non avevano dato alcun esito.

La riapertura delle indagini e il contesto dell'ex Astor

Nel decreto il giudice richiama l'articolo 414 del codice di procedura penale, che consente la riapertura delle indagini su richiesta motivata del pubblico ministero qualora emergano nuove esigenze investigative e sia ragionevolmente prevedibile l'individuazione di nuove fonti di prova. Il presidente del Tribunale di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, ha precisato nel comunicato che il richiamo alla possibilità di riaprire le indagini chiarisce la portata del provvedimento e non costituisce una valutazione anticipata sull'eventuale acquisizione di nuovi elementi.

L'ex Hotel Astor, un tre stelle chiuso durante la pandemia e occupato nel 2022 dal Movimento di lotta per la casa, era stato sgomberato nel giugno del 2023, pochi giorni dopo la scomparsa della bambina. Per quanto riguarda il processo sull'occupazione dell'immobile, il tribunale aveva già emesso nel febbraio 2025 una sentenza di non luogo a procedere per irreperibilità nei confronti di ventisei imputati, disponendo la prosecuzione delle ricerche, mentre la posizione degli altri otto è rimasta al vaglio dell'autorità giudiziaria.

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