Reijnders sincero: "In Arabia per soldi, non voglio più lavorare. Così sistemo la mia famiglia per generazioni"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   C'è un calciatore che, a differenza di tanti colleghi, ha scelto di non nascondersi dietro parole di circostanza. Tijjani Reijnders ha spiegato con una franchezza rara le ragioni del suo trasferimento all'Al Qadsiah, club della Saudi Pro League attualmente quarto in classifica. Il centrocampista olandese, 28 anni, ha lasciato il Manchester City dopo una sola stagione per una destinazione che, almeno sulla carta, appare in netto contrasto con il percorso di una carriera che sembrava proiettata verso palcoscenici ben diversi.

Le parole che non ti aspetti

Durante il raduno con la Nazionale olandese in vista degli impegni di Nations League, Reijnders ha incontrato i giornalisti e non ha cercato scuse. «Certo che il denaro ha avuto un ruolo», ha dichiarato senza giri di parole, aggiungendo che dopo la fine della carriera non vuole più avere la necessità di lavorare. Una posizione che il centrocampista ha motivato con la volontà di garantire un futuro sereno non solo a se stesso, ma anche alle generazioni successive della sua famiglia.

«Se anche i miei nipoti potranno vivere bene grazie a questa scelta, perché non avrei dovuto farlo?», ha spiegato, mettendo sul tavolo una questione che nel mondo del calcio contemporaneo rimane spesso taciuta o mascherata da ragioni sportive.

Una carriera in bilico

Classe 1998, Reijnders aveva costruito negli ultimi anni un percorso in costante ascesa. Dopo essersi messo in luce con l'AZ Alkmaar, il centrocampista era passato al Milan nel 2023, dove in due stagioni ha collezionato 73 presenze in Serie A con 13 reti, guadagnandosi la fiducia dell'ambiente rossonero e la chiamata della Nazionale olandese. Nell'estate del 2025 il trasferimento al Manchester City, un salto che sembrava il coronamento di un cursus honorum calcistico di tutto rispetto.

Eppure, l'esperienza in Premier League non ha prodotto i risultati sperati: 28 presenze in campionato con 5 gol, un rendimento dignitoso ma lontano da quel ruolo da protagonista che Reijnders ambiva a ricoprire.

La Saudi Pro League non è un vicolo cieco

La scelta dell'Al Qadsiah non è stata soltanto una questione economica, stando a quanto raccontato dal giocatore stesso. Reijnders ha ammesso di aver avuto un approccio inizialmente scettico verso il campionato saudita, temendo che quel passo potesse coincidere con la fine della sua carriera a certi livelli. I colloqui con l'allenatore Brendan Rodgers lo hanno però convinto del contrario, prospettandogli la possibilità di trascorrere tre o quattro anni in un ambiente competitivo per poi fare ritorno in Europa.

«Non è il momento di chiudere la porta», ha spiegato, citando gli esempi di altri giocatori che hanno compiuto il percorso inverso. Sullo stipendio, la stima è di circa 20 milioni di euro netti a stagione per un totale che, nell'arco del contratto, potrebbe raggiungere i 100 milioni.

La scelta di parlare chiaro

Quella di Reijnders è una posizione che difficilmente trova precedenti nel calcio professionistico, dove le ragioni economiche vengono quasi sempre celate dietro motivazioni tecniche o ambizioni di progetto. Il centrocampista olandese ha invece rivendicato la propria decisione senza tentennamenti, sostenendo che chiunque, al suo posto, avrebbe accettato le stesse condizioni. La sua franchezza, al di là delle valutazioni che si possono fare sulla scelta sportiva, rappresenta quantomeno un elemento di rottura rispetto alla narrazione abituale.

Per un atleta che ha appena firmato quello che potrebbe rivelarsi il contratto più importante della sua vita, la trasparenza è diventata parte integrante della sua scelta.

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