Bologna-Cremonese 1-3, l'urlo di rivolta di Vardy riaccende la classifica
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Redazione Sport
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Se non fosse per un apostrofo, lo stadio di Bologna potrebbe sembrare intitolato a un cantante urlatore degli anni Sessanta; e proprio dal Dall'Ara, in una domenica pomeriggio che ha ribaltato molti pronostici, è partito l'urlo di rivolta più inaspettato, quello della Cremonese. La squadra, che invece di continuare a scivolare come molti si attendevanoha invece deciso di vincere, e con un distacco netto, si è così riagganciata saldamente alla zona centrale della graduatoria, riacciuffando una sicurezza che sembrava perduta. A innescare questa sterzata, lasciando a terra una difesa bolognese incredula, è stato principalmente un uomo: Jamie Vardy, il cui ritorno in forma sta scrivendo un capitolo sorprendente della sua carriera.
Lo "StradiVardy" e una terza giovinezza italiana
Lasciato il Leicester in estate, il club con il quale ha costruito una leggenda nella Premier League inglese, l'attaccante britannico sta conoscendo in Italia una rinnovata primavera agonistica. La sua doppietta al Bologna, infatti, non solo ha rianimato una Cremonese reduce da tre sconfitte consecutive ma ha regalato al campionato italiano la prova tangibile di un campione autentico, capace di ritrovare sotto il Torrazzo lo spirito irriducibile e l'efficacia degli anni del suo apice. Molti si chiedono come la società lombarda sia riuscita a rilanciare un talento che, a 38 anni, dimostra ancora di poter essere decisivo; la risposta, per chi ne osserva l'integrazione, risiede innanzitutto in un ambiente che ne ha valorizzato l'esperienza e la fame di gol, creando le condizioni ideali per un exploit che pochi, in verità, si aspettavano così prepotente.
Gli errori del Bologna e la recriminazione tattica
Dall'altra parte del campo, la sconfitta ha aperto un capitolo di analisi e autocritica per il Bologna. Ci sono partite, come ha osservato la stampa specializzata, in cui le contromisure adottate non riescono a risolvere situazioni divenute rapidamente intricate. Se alcuni hanno paragonato la gara a quella persa nella passata stagione, sempre al Dall'Ara e sempre a dicembre, contro il Verona, le differenze appaiono sostanziali: in quell'occasione, i felsinei erano passati in vantaggio per poi regalare due gol agli avversari, in un contesto che includeva anche un'espulsione e diverse recriminazioni per interventi arbitrali giudicati avversi. Questa volta, invece, il discorso si è spostato su piani più tecnici e decisamente meno controversi, toccando nervi scoperti di natura esclusivamente tattica e difensiva.
Italiano e la ricerca di soluzioni dopo le disattenzioni
Disattenzione e superficialità rappresentano, per qualsiasi allenatore, le mancanze più difficili da digerire. Vincenzo Italiano non ha fatto eccezione, avendo sottoposto la squadra a una riflessione approfondita proprio su questi due aspetti, rivelatisi decisamente dolenti. Contro la formazione lombarda, il Bologna ha infatti accumulato un numero considerevole di errori, coinvolgendo nella genesi delle reti subite tre o anche quattro uomini; le mancanze più gravi, tuttavia, sono emerse in mezzo al campo e, in particolare, in due terzini su tre, con prestazioni sotto tono che hanno costretto lo stesso tecnico a interventi correttivi già durante l'intervallo. La partita, al di là del risultato, ha quindi messo in luce una fragilità su cui il club dovrà lavorare con attenzione, cercando di recuperare quella solidità che era parsa, nelle settimane precedenti, un punto di forza.




