Bugonia, il thriller paranoico di Lanthimos che incatena Emma Stone tra fake news e follia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un’epoca in cui il confine tra vero e falso appare sempre più labile, Yorgos Lanthimos, con il suo ultimo lavoro presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, costruisce una vertiginosa parabola sulla credibilità. "Bugonia", che vede la sua musa Emma Stone nuovamente protagonista e per la prima volta anche produttrice, si configura come un ritorno alle origini per il regista greco, distillando in un’unica opera quelle caratteristiche – la macabra comicità, il grottesco satirico, l’assurdo – che ne hanno definito la cifra stilistica. Dopo l’esperimento, non universalmente compreso, di "Kinds of Kindness", il cineasta torna a un linguaggio più accessibile, pur senza abdicare alla sua essenza destabilizzante, consegnando al genere del thriller paranoico una storia che, pur vivendo al limite della follia, mantiene una sua incredibile coerenza interna.
La trama, che si dipana come un gomitolo di supposizioni e inganni, ruota attorno al tema pervasivo delle fake news, esplorandone le conseguenze sulla psiche individuale e collettiva. Emma Stone, la cui performance è già stata accolta come una delle sue più intense e convincenti, incarna un personaggio travolto da un turbine di disinformazione, costretto a navigare in un mondo dove ogni certezza vacilla. Lanthimos, da par suo, non offre risposte facili, ma costruisce un labirinto narrativo in cui lo spettatore è invitato a smarrirsi, riflettendo, suo malgrado, sulla propria vulnerabilità di fronte alla manipolazione dell’informazione.
Il sodalizio artistico tra il regista e l’attrice, ormai consolidato dopo "The Favourite", "Poor Things" e lo stesso "Kinds of Kindness", raggiunge qui una nuova, profonda sintonia. Lo stesso Lanthimos ha sottolineato come la Stone possieda una rara capacità di spingersi costantemente oltre, di accettare il rischio come parte integrante del processo creativo. Questa intesa traspare in ogni fotogramma, conferendo al film un’energia palpabile e una credibilità emotiva che bilancia efficacemente i suoi eccessi più surrealisti e grotteschi, ancorando la storia a una dimensione profondamente umana nonostante le sue stravaganze.




