Medici contro la plastica, una campagna nazionale per prevenire i danni alla salute

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’allarme, un tempo confinato alle devastazioni ambientali e alle immagini di oceani trasformati in discariche galleggianti, oggi assume contorni più inquietanti e si sposta all’interno del Corpo umano. È un fronte compatto e inedito, quello che vede i medici italiani schierarsi in prima linea contro un nemico invisibile ma orami onnipresente: la plastica. L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE) e la Rete Italiana Medici Sentinella (RIMSA) hanno infatti promosso la “Campagna Nazionale per la Prevenzione dei Danni da Plastica per la Salute”, un’iniziativa che gode del patrocinio, tra gli altri, della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e del Ministero dell’Ambiente, e che punta a colmare una vistosa lacuna nella consapevolezza comune -3. Per anni, infatti, il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sull’impatto ecologico di questo materiale virtualmente eterno, tralasciando un aspetto cruciale: le conseguenze dirette che l’ingestione e l’inalazione di frammenti di plastica, in particolare le micro e nanoplastiche (MNP), possono avere sulla nostra fisiologia.

Dalle evidenze internazionali alla pratica clinica

La decisione della comunità medica di mobilitarsi non nasce da un sentimento ambientalista, ma dalla mole crescente di studi internazionali che dimostrano come la plastica non sia affatto un materiale inerte una volta entrata in contatto con i tessuti umani. Le particelle, di dimensioni inferiori ai 5 millimetri nel caso delle microplastiche e addirittura submicroscopiche per le nanoplastiche, sono ormai state rilevate in ogni recesso del nostro organismo: dal torrente ematico alla placenta, dai polmoni fino al midollo osseo -10. Una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine ha individuato la presenza di polietilene e cloruro di polivinile nelle placche aterosclerotiche carotidee di oltre la metà dei pazienti sottoposti a endoarteriectomia, registrando in questi soggetti un rischio di infarto, ictus o morte per tutte le cause da quattro a cinque volte superiore -2. Non si tratta, è bene sottolinearlo, di una semplice correlazione statistica, ma di un meccanismo patogenetico che i ricercatori ipotizzano essere legato alla capacità di questi frammenti di innescare uno stato infiammatorio cronico, come dimostrato dall’aumento di citochine pro-infiammatorie nei pazienti con contaminazione rilevante -2.

Parallelamente, il fronte della ricerca si allarga ad altre specialità mediche. Uno studio dell’Università del Molise, pubblicato su Nature Health, ha acceso i riflettori sul destino delle nanoplastiche ingerite con gli alimenti: le caratteristiche fisico-chimiche di queste particelle, come dimensioni e forma, influenzano la loro interazione con il muco intestinale, riuscendo in alcuni casi a valicare la barriera epiteliale -5. È un passaggio fondamentale, questo, perché apre la strada a una serie di effetti sistemici che vanno dalla tossicità multi-organo, con accumuli documentati in fegato, reni e cuore, fino a interferenze con il sistema endocrino, capaci di alterare delicati equilibri ormonali -4-9. I meccanismi cellulari alla base di questi danni, come lo stress ossidativo e la disfunzione mitocondriale, sono gli stessi che caratterizzano molte patologie cronico-degenerative, il che rende la plastica un cofattore ambientale di crescente interesse negli studi su malattie metaboliche, neurologiche e riproduttive -4.

La strategia informativa: dagli studi medici alle scuole

Di fronte a questo quadro, la campagna promossa da ISDE e RIMSA si articola su un duplice binario. Il primo obiettivo è quello di formare i medici stessi, chiamati a diventare veicolo di un messaggio di prevenzione primaria. Poster e materiali informativi verranno affissi negli studi dei medici di famiglia, nei reparti ospedalieri e nelle farmacie, con un QR code che permetterà ai pazienti di approfondire la questione -3. Il messaggio è netto e privo di ambiguità: la plastica, compresa quella riciclata che spesso si percepisce erroneamente come più sicura, rilascia sostanze nocive. L’iniziativa non si ferma però agli adulti. Un’attenzione particolare è rivolta ai più piccoli, con il coinvolgimento delle scuole e delle strutture sportive del CONI -3. L’idea è quella di sensibilizzare le nuove generazioni, promuovendo comportamenti virtuosi che riducano l’esposizione quotidiana: dall’uso di borracce in acciaio alla preferenza per contenitori in vetro per gli alimenti, fino alla scelta di tessuti naturali per ridurre il rilascio di fibre sintetiche nell’aria che respiriamo.

L’aria che respiriamo e l’inganno della plastica “sicura”

Se l’ingestione è la via di esposizione più intuitiva, l’inalazione rappresenta un canale altrettanto pericoloso e forse meno controllabile. Le micro e nanoplastiche aerodisperse (AMNP) sono ormai ubiquitariamente presenti nei nostri ambienti, sia all’aperto che negli spazi chiusi, dove si generano dalla lavorazione di tessuti sintetici, dall’usura di mobili e materiali da costruzione, o persino dalla degradazione dei dispositivi di protezione individuale usati durante la pandemia -6. Una volta inalate, queste particelle, specialmente quelle di diametro inferiore ai 20 μm, possono superare le difese polmonari, penetrare nel flusso sanguigno e migrare verso altri organi -6. Studi sperimentali le hanno associate a un aggravamento di patologie respiratorie preesistenti, come asma e BPCO, e a un aumento dell’infiammazione polmonare -6-9. La ricerca scientifica, tuttavia, mette in guardia da facili allarmismi ma anche da un pericoloso scetticismo: se è vero che alcuni studi, come quello sulla presenza di una “cucchiaiata” di plastica nel cervello, sono stati criticati per possibili contaminazioni o sovrastime, il dato complessivo sulla pervasività del fenomeno e sulla sua correlazione con processi infiammatori e lesionali è ormai solido e richiede un approccio precauzionale -1-10. La comunità scientifica internazionale sta lavorando per standardizzare i metodi di rilevazione, proprio per fugare ogni dubbio e fornire dati inequivocabili su cui basare politiche sanitarie pubbliche efficaci -1.

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