Sinners vince agli Actors Awards e riapre la corsa all’Oscar
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A meno di due settimane dalla notte degli Oscar, in programma per il 15 marzo, il quadro dei favoriti sembrava ormai definito, con Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson proiettato verso una corsa trionfale dopo aver fatto incetta di premi – dai Golden Globe ai Critics Choice, dai Directors Guild ai Bafta, fino ai Producers Guild Awards – ma l’edizione 2026 degli Actors Awards, l’ex Screen Actors Guild Awards, ha improvvisamente riaperto i giochi, ribaltando le previsioni della vigilia e infondendo nuova linfa vitale alla campagna per le statuette di Sinners, il thriller horror di Ryan Coogler che esplora la tematica dei vampiri e del razzismo nel Mississippi della segregazione razziale.
La cerimonia, che si è tenuta allo Shrine Auditorium di Los Angeles e condotta da Kristen Bell per il secondo anno consecutivo, ha visto il cast corale del film trionfare nella categoria più prestigiosa, quella per il miglior ensemble cinematografico, un riconoscimento che gli esperti del settore considerano spesso, sebbene non in maniera matematica, una delle anteprime più significative per il premio Oscar al miglior film, considerando che negli ultimi sedici anni il vincitore di questa categoria ha poi replicato il successo nella notte dell’Academy in otto occasioni, un dato statistico che il team di Coogler certamente spera di vedere confermato.
Oltre al premio per il cast, che ha visto Delroy Lindo, tra i protagonisti, esprimere a nome di tutti i colleghi una gratitudine profonda e sentita, affermando che le parole non bastano per descrivere l’emozione provata, Michael B. Jordan si è aggiudicato la statuetta come miglior attore protagonista per la sua doppia interpretazione dei gemelli Elijah “Smoke” ed Elias “Stack” Moore, reduci dalla vita di Chicago che tornano nelle loro radici meridionali, battendo una concorrenza agguerrita che includeva Timothée Chalamet per Marty Supreme e Leonardo DiCaprio per quel Una battaglia dopo l'altra che sembrava avere già chiuso i giochi.
La notte del riscatto per il film di Ryan Coogler
L’exploit di *Sinners* agli Actors Awards rappresenta una svolta narrativa in una stagione dei premi che finora era stata dominata dalla pellicola di Paul Thomas Anderson, la quale, nonostante le tredici candidature all’Oscar e un percorso netto nelle principali kermesse, ha visto improvvisamente incrinarsi la propria aura di imbattibilità proprio sul traguardo più importante, quello del sindacato degli attori, il cui elettorale coincide in larga parte con quello dell’Academy.
Il film di Coogler, che con le sue sedici nomination ha stabilito un nuovo record nella storia degli Oscar, superando pellicole del calibro di Eva contro Eva, Titanic e La La Land ferme a quattordici candidature, ha quindi dimostrato di possedere una spinta propulsiva che potrebbe rivelarsi decisiva per il verdetto finale, capitalizzando l’entusiasmo per una pellicola che mescola generi diversi – dal western al gangster movie, dall’horror gotico al musical – in un affresco che parla di identità, musica blues e lotta per la sopravvivenza in un contesto di profonda ingiustizia sociale.
Il premio per l’ensemble, ritirato da un nutrito gruppo che includeva, oltre a Jordan e Lindo, anche Wunmi Mosaku, Hailee Steinfeld, il debuttante Miles Caton e il leggendario bluesman Buddy Guy, suggella la forza di un cast che è stato capace di amalgamarsi attorno a una visione registica coraggiosa e fuori dagli schemi, restituendo una profondità emotiva che va oltre i confini del semplice horror, come dimostra la vittoria anche di Mosaku ai Bafta di febbraio come migliore attrice non protagonista.
Un verdetto ancora aperto in attesa del 15 marzo
Mentre *Una battaglia dopo l'altra* ha dovuto accontentarsi del premio per il migliore attore non protagonista a Sean Penn e del riconoscimento per le controfigure, *Sinners* ha così piazzato un colpo decisivo nel cuore della stagione, approfittando anche della riapertura delle votazioni finali per l’Oscar, che si sono aperte il 26 febbraio e si chiuderanno il 5 marzo, un arco temporale in cui l’onda lunga della vittoria agli Actors Awards potrebbe influenzare le scelte degli elettori indecisi.
Il film di Coogler, che racconta la storia di due gemelli reduci dalla Grande Guerra che aprono un locale per la comunità nera a Clarksdale, ritrovandosi però a dover fronteggiare non solo i pregiudizi del Ku Klux Klan ma anche una minaccia soprannaturale di vampiri, ha quindi ribaltato le gerarchie, dimostrando che la narrazione per cui esisteva un dominatore incontrastato era quantomeno prematura. Jessie Buckley, premiata come migliore attrice per Hamnet, e Catherine O’Hara, riconosciuta postuma per la serie The Studio, completano il quadro dei vincitori di una serata che ha visto anche Harrison Ford ricevere il premio alla carriera, ma l’attenzione degli osservatori è tutta concentrata su come questo risultato influenzerà le dinamiche della notte del 15 marzo.
L’edizione degli Actors Awards 2026 passerà agli annali non solo per aver premiato un’opera ambiziosa e radicale come quella di Coogler, ma anche per aver restituito al pubblico il senso di una competizione autentica, dove i pronostici costruiti nei mesi precedenti possono essere sovvertiti dall’unico verdetto che conta davvero in avvicinamento alla notte delle stelle: quello degli interpreti, cuore pulsante dell’industria cinematografica.




