Michael B. Jordan vince l’Oscar per Sinners e ringrazia la madre: «Grazie per avermi dato lo spazio per essere visto»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quando Adrien Brody, sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles, ha aperto la busta che conteneva il nome del vincitore come miglior attore protagonista per questa 98ª edizione degli Academy Awards, il pubblico ha trattenuto il fiato per poi esplodere in una standing ovation che ha travolto Michael B. Jordan, il quale, visibilmente scosso dall’emozione, si è alzato dal suo posto abbracciando prima la madre e poi il padre, giunto appositamente dal Ghana per assistere alla cerimonia. L’attore, che nel film Sinners di Ryan Coogler interpreta i gemelli Smoke e Stack, si è aggiudicato la statuetta battendo il favorito della vigilia Timothée Chalamet, dato per vincente grazie alla sua performance in Marty Supreme, e colleghi del calibro di Leonardo DiCaprio ed Ethan Hawke. Il discorso di ringraziamento, pronunciato con una voce rotta dalla commozione e dal peso del momento, è partito proprio dalle origini, da quel nucleo familiare che lo ha sostenuto nei momenti difficili, quando, come ha ricordato lui stesso, mancavano i soldi per il pedaggio dell’Holland Tunnel e sua madre lo accompagnava ai provini a New York sperando di trovare un parcheggio.
Il trionfo di Jordan, che rappresenta soltanto la sesta volta nella storia del cinema che un attore afroamericano vince in questa categoria, arriva al termine di una corsa ai premi che lo ha visto inizialmente inseguire, per poi sorpassare negli ultimi metri il rivale Chalamet, il quale aveva dominato la prima parte della stagione aggiudicandosi Golden Globe e Critics Choice Awards. La svolta decisiva, come molti analisti del settore avevano previsto, è coincisa con la vittoria ai Actor Awards, un premio il cui votante, composto da attori, presenta una sovrapposizione molto forte con quello dell’Academy, rendendo di fatto quella serata un vero e proprio termometro delle intenzioni di voto. E così, l’interprete che aveva mosso i primi passi in ruoli televisivi di rilievo come The Wire e Friday Night Lights, per poi consacrarsi al cinema grazie al sodalizio artistico con Coogler iniziato con Fruitvale Station e proseguito con Creed e Black Panther, ha visto coronato un percorso di crescita professionale durato oltre vent’anni.
Un discorso che attraversa generazioni e rende omaggio a chi ha aperto la strada
Salito sul palco, Jordan ha voluto dedicare il premio non solo alla sua famiglia, ma anche a una schiera di artisti che, molto prima di lui, avevano rotto barriere e pregiudizi, citando esplicitamente nomi come Sidney Poitier, primo afroamericano a vincere questo premio nel lontano 1963, e poi Denzel Washington, Halle Berry, Jamie Foxx, Forest Whitaker e Will Smith, definendoli giganti e grandi le cui spalle hanno sorretto il suo cammino. Il ringraziamento al regista Ryan Coogler, definito un amico e un collaboratore che gli ha dato lo spazio e l’opportunità per essere visto, ha sottolineato la profondità di un legame professionale che continua a regalare frutti importanti al cinema americano, un legame che in Sinners ha trovato forse la sua espressione più matura e complessa. Il film, costato un impegno notevole a Jordan chiamato a interpretare due ruoli distinti, quelli dei gemelli Smoke e Stack, due reduci della Prima guerra mondiale che tornano a casa nel Sud degli Stati Uniti per aprire un locale notturno, salvo poi dover fronteggiare l’arrivo di creature vampiresche, ha collezionato la cifra record di sedici nomination, pur aggiudicandosi alla fine quattro statuette, incluse quelle per la migliore sceneggiatura originale e per la migliore fotografia, vinta da Autumn Durald Arkapaw, prima donna a riuscirci nella storia degli Oscar.
La sorpresa di una vittoria costruita nel tempo e il valore di un riconoscimento storico
La notte degli Oscar 2026, che ha visto trionfare One Battle After Another di Paul Thomas Anderson come miglior film con un bottino di sei premi, ha quindi regalato al pubblico anche la soddisfazione di vedere premiata una performance tanto fisica quanto interiorizzata, quella di Jordan, capace di dare vita a due personaggi distinti con una padronanza del mezzo recitativo che pochi gli riconoscevano fino a ieri. L’attore, nel suo intervento a caldo, ha voluto ringraziare il pubblico che è andato a vedere il film, a volte anche più di una volta, perché, come ha detto, sono stati loro a decretare il successo di un’opera che mescola generi diversi, dall’horror al dramma storico, in un modo che la critica ha definito innovativo. Non ha dimenticato di citare i suoi compagni di set, Wunmi Mosaku e Delroy Lindo, entrambi nominati nelle rispettive categorie, a testimonianza di un lavoro corale che ha evidentemente colpito la giuria. La statuetta conquistata da Jordan, al di là del valore intrinseco del premio, assume un significato ancora più profondo se si considera il contesto sociale e culturale americano, in cui la rappresentazione e il riconoscimento degli artisti afroamericani continuano a essere temi centrali e, a volte, dolorosamente controversi, come dimostrato dall’episodio accaduto qualche settimana prima ai BAFTA, quando durante la premiazione Jordan e Lindo furono interrotti da una persona con sindrome di Tourette che urlò un insulto razziale.
Il valore di un percorso iniziato per caso e proseguito con determinazione
Nato in California ma cresciuto nel New Jersey, Michael B. Jordan ha voluto condividere il palco con tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno creduto in lui, compresi i produttori della Warner Bros, definiti come coloro che hanno scommesso su idee originali e sulla cultura, un riferimento al coraggio di produrre un’opera atipica come Sinners. Il fatto che suo padre abbia attraversato l’oceano per essere presente, volando direttamente dal Ghana, ha aggiunto un tocco di profonda umanità a una serata che altrimenti rischierebbe di essere ricordata solo per il luccichio delle statuette e il glamour del tappeto rosso. L’attore, che nel 2020 era stato insignito del Titolo di uomo più sexy del mondo dalla rivista People, ha dimostrato sul palco di possedere una maturità artistica e una profondità di sentimenti che vanno ben oltre l’immagine patinata che talvolta i media costruiscono attorno alle star di Hollywood, mostrandosi per quello che è: un uomo che, dopo anni di gavetta e ruoli minori, ha finalmente ottenuto il riconoscimento che merita. E mentre il Dolby Theatre ancora risuonava degli applausi, Jordan stringeva la sua statuetta, quel pezzo di metallo dorato che rappresenta il sogno di ogni attore, consapevole di essere entrato di diritto in una storia che qualcun altro, molto tempo prima, aveva iniziato a scrivere per lui.




