Michael b. Jordan all’Oscar: la statuetta per “I peccatori” e il posto nella storia del cinema
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notte degli Oscar, quella del 15 marzo, ha consegnato ai libri di cinema un nuovo nome per l’albo d’oro dei migliori attori protagonisti, e quel nome è Michael b. Jordan. Salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per ritirare la statuetta, la prima della sua carriera, l’attore californiano, classe 1987, ha ricevuto una standing ovation che suggellava un percorso iniziato oltre vent’anni fa, sui set delle serie tv. A decretare il trionfo è stata la sua interpretazione in I peccatori ( Sinners, il Titolo originale), il film horror a tema vampiresco diretto da Ryan Coogler in cui Jordan veste i panni di due gemelli, Smoke e Stack, reduci dalla Prima guerra mondiale e alle prese con il male assoluto nella Mississippi degli anni Trenta. Una doppia prova, quella dell’attore, che ha convinto l’Academy a preferirlo a concorrenti del calibro di Timothée Chalamet e Leonardo DiCaprio, entrambi in corsa rispettivamente per Marty Supreme e One Battle After Another, pellicola, quest’ultima, che pure si è aggiudicata il premio come miglior film.
Nel suo discorso di ringraziamento, Jordan ha voluto citare chi ha aperto la strada prima di lui: da Sidney Poitier a Denzel Washington, da Jamie Foxx a Forest Whitaker, fino a Will Smith, i cinque attori afroamericani che lo avevano preceduto nell’albo dei vincitori. Un gesto di riconoscenza che si estendeva naturalmente alla madre, presente in sala, e al suo amico e regista Ryan Coogler, con il quale ha condiviso ogni set cinematografico importante, da Fruitvale Station a Black Panther, passando per la saga di Creed. Ed è proprio a Coogler che l’attore ha rivolto parole di stima profonda, definendolo un collaboratore e un amico che gli ha concesso lo spazio per essere veramente visto, per mostrare le proprie capacità. Del resto, se oggi Michael b. Jordan è il sesto uomo di colore a vincere la statuetta come miglior attore protagonista, lo deve anche a un sodalizio artistico che alcuni, come il suo insegnante di teatro Carl Gonzalez, non esitano a paragonare a quello storico tra Martin Scorsese e Robert De Niro.
Ma il profilo che emerge dalla cronaca di questa vittoria non è solo quello di un attore formato dal cinema d’autore. Jordan, che aveva già dimostrato il suo fiuto per il blockbuster con il personaggio di Erik Killmonger nell’universo Marvel, è anche un produttore attento e, dal 2023, un regista, avendo diretto Creed III. La sua ascesa, raccontata da chi lo ha visto crescere, come l’allenatore di basket Roger Leon, parla di un giovane la cui concentrazione e la cui energia erano fuori dal comune, un ragazzo che affrontava ogni impegno con la stessa passione, fosse sul parquet o su un palcoscenico. E anche i numeri dicono che I peccatori non è stato solo un trionfo personale: con le sue sedici nomination complessive, il film di Coogler ha stabilito un record nella storia della manifestazione, portando a casa premi anche per la sceneggiatura originale, la colonna sonora e la fotografia, quest’ultima vinta da Autumn Durald Arkapaw, prima donna a riuscirci.




