Oscar 2026, la notte dei record e dei dubbi: da Chalamet a Jordan, chi vincerà la statuetta?
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sarà il Dolby Theatre di Los Angeles a ospitare domenica 15 marzo la 98esima edizione degli Academy Award, una cerimonia che si preannuncia storicamente densa di significati, e non solo per la qualità delle pellicole in gara. La conduzione è affidata per il secondo anno consecutivo al comico Conan O'Brien, il quale avrà il compito di scandire i tempi di una serata che vedrà alternarsi sul palco una schiera di presentatori d'eccezione: da Robert Downey Jr. ad Anne Hathaway, passando per Priyanka Chopra Jonas e Paul Mescal, nomi che da soli bastano a garantire un certo spessore alla manifestazione.
Il duello tra titani e il predominio Warner
Il dato più rilevante di questa edizione, tuttavia, risiede nella straordinaria performance di una singola major. La Warner Bros, nonostante le voci insistenti di una sua messa sul mercato e di una contesa che vedeva in lizza colossi come Netflix e Paramount, si presenta all'appuntamento con due autentici corazzati. Da un lato Sinners, l'horror periodico di Ryan Coogler ambientato nel Sud segregazionista, che con le sue sedici nomination ha infranto il record che apparteneva a pellicole del calibro di Eva contro Eva e Titanic. Dall'altro Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson, un thriller zaniano con Leonardo DiCaprio che ha collezionato tredici candidature e che rappresenta, per certi versi, il contraltare artistico e narrativo al film di Coogler.
È proprio questa dicotomia a rendere incerto l'esito finale, in particolar modo per quanto riguarda il premio più ambito, quello per il miglior film. Da una parte Sinners, che con la sua miscela di sangue, blues e tensione sovrannaturale ha conquistato il favore del pubblico e di alcuni settori della critica, oltre a essersi aggiudicato il prestigioso premio per il miglior cast ai SAG Awards. Dall'altra Una battaglia dopo l'altra, un'opera che molti interpretano come un affresco dell'America contemporanea in crisi, forte di un Leone DiCaprio in stato di grazia e di un Sean Penn la cui interpretazione è data per vincente nella categoria non protagonista. Una competizione, questa, che sembra ridursi a un testa a testa tra due concezioni opposte di cinema, entrambe sostenute da una macchina promozionale poderosa.
Le categorie tecniche e il nuovo premio per il casting
Se il miglior film rimane un'incognita, le previsioni nelle cosiddette categorie tecniche offrono un quadro leggermente più definito, seppur non privo di sorprese. Frankenstein di Guillermo del Toro, distribuito da Netflix, sembra avere tutte le carte in regola per spopolare nei comparti relativi ai costumi e al trucco, grazie alla sua estetica gotica e alla cura maniacale per i dettagli che contraddistingue il regista messicano. La pellicola, che vede Jacob Elordi nei panni della Creatura, compete in un ambito dove la concorrenza di Hamnet e di Sinners stessa è agguerritissima.
Una novità assoluta di questa 98esima edizione è l'introduzione del premio per il miglior casting, un riconoscimento che l'Academy ha deciso di istituire per omaggiare il lavoro di chi sceglie gli attori, spesso determinante per la riuscita di un film. La domanda che si pongono gli addetti ai lavori, in assenza di un criterio di giudizio consolidato, è se si premierà la capacità di aggregare star, la coesione di un ensemble o la scoperta di volti nuovi. In questo senso, film corali come Sinners o Sentimental Value potrebbero godere di un vantaggio competitivo non indifferente.
L'animazione e la recitazione tra primati e assenze
Nel campo del miglior film d'animazione, il predominio storico di Disney e Pixar sembra definitivamente tramontato. La categoria è ormai un terreno di conquista per produzioni indipendenti e internazionali, e quest'anno il fenomeno KPop Demon Hunters, vero e proprio musical campione d'incassi, appare imbattibile. La pellicola, distribuita da Netflix, ha saputo intercettare i gusti di un pubblico globale e di una critica più ricettiva verso linguaggi artistici differenti, lasciando alle concorrenti come Zootropolis 2 e Elio soltanto le briciole.
Sul fronte della recitazione maschile, il confronto è altrettanto serrato. Timothée Chalamet, con la sua interpretazione in Marty Supreme, è diventato l'attore più giovane dai tempi di Marlon Brando a ottenere tre nomination, aggiungendoci anche quella come produttore. Tuttavia, il vento potrebbe essere cambiato dopo la vittoria a sorpresa di Michael B. Jordan ai SAG Awards per il doppio ruolo in Sinners, un riconoscimento che potrebbe proiettarlo verso la statuetta. Una gara a tre che include anche un DiCaprio in formato gigione e un Wagner Moura in ascesa per The Secret Agent.
Per quanto riguarda le attrici, Jessie Buckley in Hamnet sembra aver accumulato un tale consenso trasversale da apparire come la favorita indiscussa, forte di un'interpretazione viscerale e dolorosa. La sua più diretta inseguitrice, l'australiana Rose Byrne per If I Had Legs I’d Kick You, dovrà sperare in un vero e proprio terremoto all'interno dell'Academy per poter sovvertire i pronostici. La notte degli Oscar, come sempre, sarà un crocevia di destini professionali e di rivincite personali, e solo sul palco del Dolby Theatre si saprà chi avrà avuto ragione.




