La notte degli Oscar 2026, trionfano "Una battaglia dopo l'altra" e "Frankenstein"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La 98esima edizione degli Academy Awards, andata in scena al Dolby Theatre di Los Angeles e condotta per il secondo anno consecutivo da Conan O’Brien, ha consegnato un verdetto che, pur confermando gran parte dei pronostica della vigilia, non ha mancato di riservare qualche sorpresa, a partire dallo storico ex aequo nella categoria del miglior cortometraggio live action. La serata, seguita in diretta dal pubblico di tutto il mondo compreso quello italiano che ha potuto assistervi grazie alla trasmissione su Rai e RaiPlay, ha visto l’affermazione netta di due pellicole in particolare: Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson e il Frankenstein di Guillermo Del Toro, capaci di imporsi in diverse categorie tecniche e interpretative, delineando i contorni di una notte di gala che resterà negli annali per alcune scelte quantomeno singolari da parte dei vincitori.

Il trionfo di "Una battaglia dopo l'altra" e l'assenza di Sean Penn

Il film di Paul Thomas Anderson, che con le sue tredici candidature era dato tra i favoriti della vigilia, si è aggiudicato alcuni dei premi più significativi, confermando la propria forza in termini di scrittura e recitazione. La pellicola, che vede nel cast Leonardo DiCaprio – presente sul red carpet in compagnia di Vittoria Ceretti, tra i volti più fotografati della serata – e Benicio Del Toro, ha ottenuto l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, consegnando al regista Paul Thomas Anderson la prima statuetta della sua carriera dopo ben quattordici nomination. A questo riconoscimento si è aggiunto quello per il miglior casting, andato a Cassandra Kulukundis, nella prima edizione in cui viene assegnato questo premio. Ma il momento probabilmente più chiacchierato della cerimonia è coinciso con l’annuncio del vincitore come migliore attore non protagonista: Sean Penn, premiato per la sua interpretazione in Una battaglia dopo l'altra, non era presente in sala. A ritirare il premio per lui, come ha spiegato Kieran Culkin – presentatore della categoria e vincitore lo scorso anno – è stato lo stesso Culkin, il quale ha candidamente dichiarato: “Sean Penn non è qui con noi, perché non ha potuto o non ha voluto, quindi ritirerò io il premio al suo posto”. Un gesto che ha inevitabilmente catalizzato l'attenzione, sottolineando una distanza dell'attore, già assente ad altre cerimonie premio come i BAFTA nonostante le vittorie.

Il riconoscimento a Frankenstein e il dominio tecnico

Se Una battaglia dopo l'altra ha dominato le categorie principali, il Frankenstein di Guillermo Del Toro si è imposto in quelle prettamente artistiche e tecniche, confermando la cura maniacale per la direzione artistica che contraddistingue il cinema del regista messicano. La pellicola ha ottenuto l'Oscar per il trucco e l'acconciatura, premiando il lavoro di Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey, e ha successivamente conquistato anche la statuetta per i migliori costumi, due riconoscimenti che ne certificano la straordinaria ricostruzione estetica e l'attenzione al dettaglio visivo. A impreziosire ulteriormente il bottino del film è stato anche il premio per la migliore scenografia, dimostrando come la visione di Del Toro abbia saputo convincere i membri dell'Academy sotto il profilo della pura artigianalità cinematografica. Questi premi, se da un lato non rappresentano il riconoscimento principale della serata, dall’altro consolidano la fama del film come uno dei più riusciti dell'anno sotto il profilo della realizzazione tecnica.

Le sorprese nel panorama animato e delle interpretazioni

Nel campo dell'animazione, il verdetto ha premiato KPop Demon Hunters, che si è aggiudicato l'Oscar come miglior film d'animazione, andando a sovvertire le aspettative che volevano favoriti altri titoli e confermando invece il gradimento per una pellicola capace di fondere musica e azione in un prodotto destinato a un pubblico trasversale. Tra le altre categorie, si segnala l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale andato a Sinners di Ryan Coogler, pellicola che deteneva il record di sedici nomination e che dunque non è riuscita a tramutare in statuette la mole impressionante di candidature, fermandosi a questo prestigioso ma forse non sufficiente riconoscimento. Sul fronte delle attrici protagoniste, Jessie Buckley, in stato di grazia e tra le grandi attese sul red carpet, è stata premiata per la sua interpretazione in Hamnet, mentre per quanto riguarda le attrici non protagoniste, la vittoria è andata a Amy Madigan per il film Weapons, in una categoria che vedeva diverse interpretazioni di rilievo.

Un evento tra polemiche e riconoscimenti postumi

La serata è stata animata anche da alcuni momenti di ilarità, come la battuta di Conan O’Brien che ha preso di mira la recente e infelice uscita di Timothée Chalamet – il quale, con la sua terza candidatura, è diventato il più giovane attore dai tempi di Marlon Brando a raggiungere tale traguardo – quando il presentatore ha ironizzato su presunti timori per la sicurezza legati a possibili attacchi da parte delle comunità della danza e dell'opera, in riferimento alle parole dell'attore che aveva dichiarato che "nessuno se ne cura più". Chalamet, candidato come miglior attore per Marty Supreme e tra i più acclamati sul tappeto rosso, non è riuscito a portare a casa la statuetta, andata invece a un altro interprete. Nel complesso, una notte che ha visto l'industria cinematografica premiare pellicole complesse e registi affermati, non senza qualche colpo di scena legato più alla forma che alla sostanza dei verdetti.

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