La notte degli Oscar 2026, tra pronostici e duelli al Dolby Theatre
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Scocca l’ora della 98esima edizione degli Academy Awards, e la macchina hollywoodiana dei sogni è pronta a mettere in moto il suo ingranaggio più celebre: la notte delle statuette. Il Dolby Theatre di Los Angeles ospiterà tra poche ore la cerimonia, per il pubblico italiano tradotta in una lunga maratona notturna che prenderà il via su Rai 1 attorno alle 23:30 con il red carpet e la copertura di Alberto Matano, per poi lasciare spazio, all’una, all’inizio vero e proprio dello show affidato per il secondo anno consecutivo alla conduzione di Conan O’Brien. Una edizione, quest’a, che entra di diritto nella storia del cinema ancor prima di assegnare i premi, semplicemente grazie al potere dei numeri.
Il record stabilito da Sinners – I peccatori di Ryan Coogler, con le sue sedici candidature, ha infatti spostato l’asticella della competizione verso vette mai raggiunte prima, superando kolossal del calibro di Titanic e La La Land e costringendo gli osservatori a rivedere i pronostici della vigilia. Se per mesi il favorito assoluto alla vittoria finale è apparso Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, imponente commedia politica forte di tredici nomination e di una serie di trionfi nei premi chiave come i Golden Globe, i Bafta e i premi dei sindacati, l’ascesa del film horror con Michael B. Jordan nelle ultime settimane ha reso la gara per il miglior film una contesa a due dagli esiti quanto mai incerti. La pellicola di Coogler, che intreccia il genere vampiresco a una riflessione sull'eredità culturale nera, ha guadagnato terreno grazie al premio per il miglior cast all'Actor Awards e alla performance del suo protagonista, alimentando l’ipotesi di un sorpasso che ricorderebbe quello, storico, di Parasite su *1917*.
Proprio la corsa per la miglior interpretazione maschile si configura come la più imprevedibile della serata. Dopo una lunga fase in cui Timothée Chalamet, straordinario nel ruolo del giocatore di ping pong Marty Mauser in Marty Supreme, sembrava destinato a succedere a se stesso nella lista dei vincitori, il vento è cambiato radicalmente. La sconfitta ai Bafta e, soprattutto, il successo di Michael B. Jordan agli Actor Awards, dove l’attore ha trionfato per il doppio ruolo in Sinners, hanno ribaltato le gerarchie, complice forse anche una certa stanchezza intorno alla campagna stampa del giovane divo, giudicata da alcuni fin troppo sopra le righe. L’Academy, storicamente restia a premiare attori giovanissimi, potrebbe dunque orientarsi su Jordan, anche se non vanno dimenticati outsider di lusso come il veterano Ethan Hawke per Blue Moon e, naturalmente, Leonardo DiCaprio, presenza fissa nel film di Anderson e sempre una minaccia concreta.
Sul versante femminile, al contrario, regna una calma piatta che sa di certezza matematica. Tutti i riflettori sono puntati su Jessie Buckley, attrice irlandese già vista in La figlia oscura, la cui interpretazione in Hamnet – nel ruolo della moglie di Shakespeare alle prese con un lutto devastante – le ha fatto collezionare una serie impressionante di riconoscimenti, dal Golden Globe al Bafta, passando per il Critics‘ Choice e l’Actor Award. I bookmaker la danno vincente con percentuali che sfiorano la quasi totalità delle preferenze, lasciando alle altre candidate, compresa una sempre efficace Rose Byrne, soltanto le briciole di un’eventuale, clamorosa, rimonta. Meno scontato ma altrettanto avvincente è il duello per la coppa di non protagonista, dove Sean Penn, reduce da due vittorie nei premi di settore per il suo ruolo in Una battaglia dopo l’altra nonostante la sua assenza alle cerimonie, dovrà guardarsi dalle insidie di Stellan Skarsgård e di Delroy Lindo, mentre tra le donne l’incertezza regna sovrana tra Teyana Taylor, Wunmi Mosaku e Amy Madigan, con quest’ultima che potrebbe beneficiare di una narrazione da comeback.




