Gli Oscar 2026 e il messaggio sul bavero: Bardem, Kimmel e le spille della protesta sul palco del Dolby Theatre
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notte del cinema, quella delle statuette e dei ringraziamenti, si è trasformata anche quest'anno in una passerella di messaggi politici, alcuni espliciti e altri celati nei dettagli dell’abbigliamento. Al Dolby Theatre di Los Angeles, per la 98esima edizione degli Academy Awards, non si è parlato solo di pellicole e interpretazioni, ma anche di conflitti dimenticati e di libertà di espressione minacciate. Uno dei momenti destinati a restare impressi nella memoria collettiva, quello che ha visto Javier Bardem salire sul palco per presentare il premio al miglior film internazionale. L’attore spagnolo, senza preamboli, ha scandito poche parole: «No alla guerra e Palestina libera», un’esortazione che ha squarciato il velo della celebrazione patinata per richiamare l’attenzione su ciò che accade oltre i confini della sala.
Non si è trattato, però, di un gesto estemporaneo o dettato dall’emotività del momento. Sul bavero della giacca, Bardem sfoggiava due simboli precisi e densi di significato. Il primo era una toppa nera con la scritta in rosso «No a la guerra», lo stesso identico accessorio che aveva indossato nel 2003, quando ricevette il Premio Goya e le strade del mondo si riempivano di manifestanti contro l’invasione dell’Iraq. Un richiamo storico, una continuità ideologica che lega due ere diverse ma accomunate, secondo la sua visione, dalle medesime “menzogne” utilizzate per giustificare interventi militari. Il secondo simbolo, ancora più pregnante, era una spilla bianca con l’effigie di Handala, il celebre personaggio creato dal fumettista palestinese Naji al-Ali nel 1969; quella figura di spalle, con le mani incrociate, è divenuta nei decenni un’icona della resistenza e dell’identità palestinese, un emblema che l’attore ha voluto portare sotto i riflettori globali.
La politica, però, non è entrata al Dolby Theatre solo con la giacca di Bardem. Altri interpreti hanno scelto di aderire a campagne più organizzate, indossando spille che richiedevano un occhio attento per essere decifrate. Alcuni artisti, come Charithra Chandran e Sara Bareilles, sono stati notati con spille che riportavano scritte come «ICE Out», un chiaro riferimento alle politiche di controllo dell’immigrazione volute dall’amministrazione Trump, e «Artists4Ceasefire», un appello per un cessate il fuoco immediato e permanente a Gaza. E proprio il tema della guerra è tornato prepotentemente nei ringraziamenti di Paul Thomas Anderson, grande trionfatore della serata. Il regista, ritirando la statuetta, ha dedicato il premio alle sue figlie, chiedendo scusa per il “disastro” lasciato in eredità al mondo che consegnerà nelle loro mani, un’ammissione di responsabilità che suona come un atto d’accusa verso la propria generazione.




