Milano Cortina 2026, il calendario e la febbre olimpica che scalda l'Italia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La macchina organizzativa dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026, il cui avvio è fissato per il 6 febbraio, è ormai nella sua fase più intensa, mentre il paese si prepara ad ospitare un evento che, nelle intenzioni dei promotori, dovrà essere molto più di una semplice rassegna sportiva. Il calendario delle gare, che si svilupperà fino al 22 febbraio con la cerimonia di chiusura in programma subito dopo la finale di hockey maschile, disegna infatti un fitto palinsesto di competizioni che impegneranno atleti e strutture dalle Alpi alla pianura. Una pianificazione meticolosa, quella che si sta ultimando, la quale prevede anche alcune gare nei giorni immediatamente precedenti la cerimonia inaugurale, per permettere agli appassionati di non perdersi nemmeno un minuto dell’Olimpiade italiana, la cui organizzazione procede tra entusiasmi e riflessioni critiche.

Le parole di Malagò tra presente e un passato che torna

Il presidente della Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò, in una recente intervista a un mese dall’evento, ha svelato alcuni dettagli della cerimonia d’apertura, descrivendola senza mezzi termini come “una celebrazione del grande spirito italiano”. Un racconto di bellezza, creatività e identità che, secondo le sue parole, il mondo ci invidia e che vedrà sul palco protagonisti di caratura internazionale, come la cantante Mariah Carey e l’attrice Sabrina Impacciatore, oltre ad artisti italiani del calibro di Matilda De Angelis, Pierfrancesco Favino e Laura Pausini, quest’ultima definita un “simbolo planetario della nostra musica”. Malagò, però, non ha mancato di guardare indietro, collegando l’assegnazione di questi Giochi a un precedente diniego, definendo il “no” a Roma 2024 come “uno sgarbo” che, paradossalmente, ha aperto la strada al successo della candidatura di Milano Cortina.

Le sfide del territorio e il coinvolgimento dello sport di base

Mentre i riflettori si accendono sulle star dello spettacolo che animeranno la kermesse iniziale, sul territorio si ragiona su come trasformare l’evento in un’opportunità duratura. Marco Riva, presidente del Coni Lombardia, pur affermando che il percorso procede “in modo serio e responsabile” nonostante le inevitabili criticità affrontate, ha sottolineato l’esigenza, specialmente in una metropoli vitale come Milano, di rendere la fase di avvicinamento ai Giochi “ancora più visibile e partecipata”. Il suo invito a “coinvolgere lo sport di base” sembra un monito a non disperdere l’eredità di un simile avvenimento, affinché l’energia olimpica non rimanga confinata nelle arene di gara e negli spettacoli, ma riesca a permeare le società sportive locali e ad avvicinare nuovi praticanti.

L’eredità attesa e lo sguardo oltre il sipario

L’enfasi posta da Malagò su un’Olimpiade di “bellezza e identità”, concepita come un omaggio al Paese nella sua interezza, delinea una visione che ambisce a superare i puri risultati sportivi. Si tratta di un approccio che mira a utilizzare la visibilità planetaria dell’evento per raccontare un’Italia fatta non solo di paesaggi mozzafiato e siti storici, ma anche di eccellenze artistiche e capacità progettuali. La scelta degli artisti per la cerimonia, alcuni dei quali con una carriera costruita oltreoceano, sembra rispecchiare questa volontà di parlare sia al pubblico interno che a quello globale, costruendo un ponte tra la tradizione e la contemporaneità. Tutto questo, mentre il calendario delle gare attende solo di prendere vita, scandendo giornate che scriveranno la storia dello sport invernale nel cuore delle Alpi e di una delle capitali europee della moda e del design.

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