Meloni soddisfatta per le aperture degli Usa, ma resta il nodo delle spese militari
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Redazione Interno
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La premier Giorgia Meloni, descritta da chi l’ha vista come stanca ma con un’aria di soddisfazione, ha chiuso ieri la due giorni della Conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina, svoltasi a Roma. Tra gli impegni della mattinata, la supervisione a distanza dell’evento da palazzo Chigi e un incontro con Valdis Dombrovskis, commissario europeo all’Economia, noto in passato per le sue posizioni critiche verso l’Italia. Oggi, però, i rapporti con Bruxelles appaiono diversi, grazie anche all’intesa con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, presente nonostante la mozione di sfiducia discussa nelle stesse ore a Bruxelles.
L’evento è stato definito da Oleksii Sobolev, vice primo ministro ucraino, come «il più grande e produttivo mai tenuto», con oltre 200 accordi tra Stati e privati per un valore superiore ai 10 miliardi di euro. Una cifra significativa, ma lontana dai 500 miliardi stimati per la ricostruzione del Paese, come ha sottolineato Metinvest, gruppo siderurgico ucraino, secondo cui i fondi promessi coprirebbero appena il 2% del fabbisogno.
Tra i nodi irrisolti, quello del finanziamento della ricostruzione, che rischia di gravare interamente sui Paesi alleati. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rievocato l’ipotesi – mai concretizzata – di confiscare i 200 miliardi di beni russi bloccati dall’inizio della guerra. Misura che, però, potrebbe rivelarsi un boomerang, creando un precedente tale da spaventare gli investitori e spingere i capitali verso i mercati dei Brics.




