Boris Becker e il tennis mondiale davanti all’enigma Sinner: “È di un altro pianeta”
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Redazione Sport
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Jannik Sinner, in questo scorcio di stagione, ha trasformato la solidità in una forma d’arte quasi invisibile, al punto che persino un fuoriclasse come Boris Becker – abituato a decifrare i segreti del circuito sin dai tempi in cui dominava da numero uno – si è lasciato andare a un giudizio che, per chi conosce la sua sobrietà, suona come una vera e propria dichiarazione di straordinarietà: “È di un altro pianeta”. L’ex campione tedesco, va ricordato, non ha mai avuto l’abitudine di elogiare a cuor leggero, eppure l’azzurro di San Candido, 24 anni compiuti da pochi mesi, lo ha costretto a rivedere i parametri del possibile. Nel giro di due mesi, tra Indian Wells, Miami e Monte-Carlo, Sinner ha messo in fila tre Master 1000 con una facilità che rasenta l’irreale: diciassette partite disputate, un solo set ceduto all’avversario, e una progressione sul cemento e sulla terra che ha lasciato gli addetti ai lavori a cercare aggettivi nuovi.
Il dominio silenzioso del numero uno e il braccio di ferro con Alcaraz
Ciò che più colpisce, analizzando i numeri e lo svolgimento dei singoli incontri, non è tanto la potenza – pur notevole – quanto la capacità di Sinner di annullare il gioco altrui senza mai eccedere in acrobazie o in gesti plateali. A Montecarlo, nella finale che valeva la consacrazione sulla terra battuta, ha battuto proprio Carlos Alcaraz, il rivale che sino a pochi mesi fa gli contendevano il trono. Lo spagnolo, però, si presenta ora a Madrid con un tutore al polso che ha fatto immediatamente il giro del web: prima una foto diffusa dai tifosi, poi la conferma nella conferenza stampa dei Laureus World Sports Awards, dove il murciano ha ammesso che il recupero procede a rilento. “Sono giorni lunghi”, ha detto, e stanno cercando di fare tutto il possibile, ma la sua partecipazione al Roland Garros è oggi un’incognita pesante. Per il mondo del tennis, che già aveva trattenuto il fiato dopo l’infortunio alla stessa articolazione patito a Montecarlo, si tratta di una doccia fredda.
Il possibile forfait di Alcaraz a Parigi e il tabù madrileno di Sinner
La preoccupazione, del resto, è più che giustificata: se il numero due del mondo dovesse saltare sia il Masters 1000 di Roma sia gli Open di Francia, il tabellone maschile si ritroverebbe improvvisamente orfano di uno dei suoi principali attrattori. A Parigi, va detto, circola già il sogno di vedere Arthur Fils – il giovane transalpino – posizionato dalla parte di Alexander Zverev, ma si tratta di scenari ancora tutti da verificare. Sinner, dal canto suo, non si lascia trascinare in facili entusiasmi. Alla vigilia del Mutua Madrid Open, quarto “1000” stagionale che l’azzurro non ha mai vinto in carriera, ha frenato ogni tentativo di pronostico trionfalistico: “Non è così facile, mai bene a Madrid”, ha detto ai cronisti. Poi ha aggiunto, con la consueta calma: “Il piano è giocare e cercare di competere al meglio. Andrò giorno per giorno”. Nessuna dichiarazione ad effetto, nessuna promessa di record, sebbene l’occasione sia storica.
L’imbattibilità che dura dall’autunno e un record mai riuscito a nessuno
Per comprendere la portata di quanto Sinner si appresta a tentare, occorre ricordare un dato: l’altoatesino è imbattuto dal cemento indoor di Parigi dello scorso autunno, e in questo inizio di primavera ha già vinto tre Masters 1000 di fila. Nessuno, nella storia del tennis maschile, è mai riuscito a trionfarne cinque consecutivamente. Solo Rafael Nadal e Novak Djokovic – due mostri sacri che hanno ridefinito i confini dello sport – ne hanno conquistati quattro di seguito, ma mai nessuno si è spinto oltre. Sinner, quindi, si presenta a Madrid con la possibilità non solo di sfatare un tabù personale (non ha mai vinto sulla terra spagnola), ma di scrivere una pagina che neppure i più grandi hanno saputo firmare. “Sono qui per dare il massimo”, ha ribadito. Parole povere, quasi banali, se non fosse che il suo tennis, in queste settimane, sta dimostrando il contrario: che il massimo, per lui, è un’altra dimensione.




