Canzonissima, tra omaggi e pagelle: la vittoria di Arisa e il caso Lamborghini
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La seconda puntata di “Canzonissima” si è aperta con una nota di profonda solennità, un elemento che ha subito orientato il tono della serata verso la memoria storica della musica italiana. Nell’Auditorium Rai del Foro Italico, a fare da prologo allo spettacolo, è stata la voce di Gino Paoli, un omaggio – dovuto, certo, ma non per questo meno toccante – al grande cantautore genovese, la cui eredità risuonava come una dichiarazione d’intenti per il revival del varietà condotto da Milly Carlucci. Dopo il debutto della scorsa settimana, la macchina organizzativa del sabato sera di Rai1 ha messo in scena il secondo dei sei appuntamenti previsti, cercando di consolidare quel mix di competizione canora e nostalgia che ne costituisce l’impalcatura.
La vittoria della “leva calcistica” e il peso delle pagelle
A trionfare, al termine delle votazioni che hanno coinvolto giuria, artisti e pubblico social, è stato un brano che appartiene all’immaginario collettivo: “La leva calcistica della classe ’68”, interpretata in gara da Arisa. Il pezzo, pubblicato nel 1982, porta la firma di Francesco De Gregori, e la sua affermazione sembra aver premiato non solo l’esecuzione della cantante ma anche la capacità di quel testo di evocare un’epoca, un’appartenenza generazionale che sfugge a facili classificazioni. Sul palco, il confronto si è fatto acceso anche al di là delle mere classifiche, come dimostrano le valutazioni espresse dalla critica spontanea. Elettra Lamborghini, in particolare, si è ritrovata al centro di un vortice emotivo: il suo passaggio in gara è stato descritto con un termine forte, “agghiacciante”, che le è valso un punteggio basso (3) nelle prime pagelle, sebbene un episodio successivo – un “vaffa” tra le lacrime, riportato dalle cronache – abbia poi generato un’inversione di tendenza nei giudizi più informali, portando la sua prestazione a un insperato 8 in alcune valutazioni parallele.
Il confronto tra generi e le attese del pubblico
A delineare il quadro eterogeneo della serata ci hanno pensato anche altre esibizioni che hanno segnato una netta cesura stilistica. Irene Grandi ha portato sul palco una cifra interpretativa grintosa, capace di “graffiare” l’atmosfera talvolta oleografica dello show, meritandosi un solido 8 per la sua sincerità espressiva. Sul fronte opposto, le attese erano altissime per un’esibizione di peso: Vittorio Grigolo, con la sua voce lirica, ha letteralmente incantato il pubblico proponendo un classico intramontabile come “’O sole mio”, raccogliendo una standing ovation che ha confermato il divario tra la potenza della tradizione melodica e le incursioni più contemporanee. C’è stato spazio anche per i Jalisse, il cui passaggio è stato però liquidato con un giudizio che parla di “tv locale” (4), un’etichetta che sottolinea quanto sia difficile, per chi ha legato il proprio nome a un successo del passato, ritagliarsi uno spazio credibile in un contesto di revival competitivo.
La meccanica del varietà e i numeri della gara
L’impalcatura dello show, nelle sue dinamiche interne, ha rivelato tutte le contraddizioni tipiche di un format che cerca di accontentare platee diverse. Da un lato, la solennità di un omaggio come quello a Gino Paoli – un momento che molti hanno giudicato meritevole di maggior risalto, tant’è che il voto (5) gli è parso quasi restrittivo – e dall’altro l’esplosività emotiva di concorrenti più giovani, pronti a trasformare la tensione della gara in episodi di rottura. La conduzione di Milly Carlucci, in questo contesto, ha cercato di tenere insieme le fila di un meccanismo complesso, dove il verdetto finale è il risultato di un’alchimia difficile da prevedere. La canzone vincitrice, portata al successo da Arisa, ha chiuso il cerchio di una serata in cui la memoria collettiva (quella della “leva calcistica”) ha avuto la meglio sulla spettacolarizzazione pura, segnando un percorso che i prossimi appuntamenti dovranno sviluppare.




