Trump media la pace a Sharm el-Sheikh, Rubio promette di “distruggere” Hamas
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Redazione Esteri
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Mentre al Cairo i mediatori internazionali provano a ricucire i fragili fili di un dialogo, le dichiarazioni infuocate del senatore repubblicano Marco Rubio irrompono nella complessa geometria dei negoziati. Intercettato da un’attivista che lo interrogava sulle vittime civili a Gaza, Rubio ha scagliato la sua condanna senza appello contro il movimento palestinese, promettendo azioni durissime a chiunque ne faccia parte. Ai giornalisti presenti ha chiesto di diffondere a gran voce il suo messaggio, affermando con veemenza che è necessario “distruggere ogni elemento di Hamas che possono trovare”, definendo i membri del gruppo “animali feroci” e attribuendo loro la responsabilità di crimini atroci.
I colloqui di pace e il cauto ottimismo
Parallelamente a queste esternazioni, nella Baia dello Sceicco prende forma il secondo round di colloqui indiretti, un tentativo di trovare una tregua alla guerra scoppiata dopo gli eventi del 7 ottobre. Fonti interne alla delegazione di Hamas hanno fatto trapelare, attraverso i media locali, un primo bilancio positivo dell’incontro di ieri, della durata di quattro ore, al quale dovrebbero seguirne altri nel pomeriggio di oggi. Sebbene i dettagli operativi rimangano per lo più confidenziali, si comincia a delineare quella che potrebbe essere una tabella di marcia condivisa, un percorso faticoso i cui esiti sono tutt’altro che scontati.
Il piano di Trump e il sostegno internazionale
Al centro della trattativa, che vede l’Egitto nel ruolo di mediatore principale, vi è il piano di pace proposto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha personalmente assicurato che il gruppo palestinese “sta acconsentendo a cose molto importanti”. Ha inoltre aggiunto che il leader israeliano Benjamin Netanyahu si è mostrato “molto positivo sull’accordo per Gaza”, un cenno che, seppur vago, alimenta un cauto ottimismo in una fase estremamente delicata. A questo scenario si unisce la voce del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, il quale ha definito la proposta americana nientemeno che “un’opportunità che deve essere colta”, sottolineandone la potenziale rilevanza storica.
Le preghiere del Vaticano per la pace
In questo quadro, segnato da dichiarazioni politiche e speranze collettive, giunge anche il sostegno spirituale dal Vaticano. Padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia a Gaza, ha diffuso sui social un messaggio in cui assicura le preghiere del Pontefice per la pace. Il Santo Padre, ha scritto Romanelli, ha nuovamente contattato la parrocchia per esprimere la sua vicinanza e per ricevere aggiornamenti, inviando infine la sua benedizione a tutti coloro che si trovano in mezzo a quel conflitto.




