Trump sposta Waltz all’Onu dopo il "Chatgate", a Rubio l’interim sulla sicurezza nazionale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La Casa Bianca ha ufficializzato ciò che per ore era circolato come indiscrezione: Mike Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, lascia l’incarico a seguito dello scandalo noto come "Chatgate", che lo aveva visto coinvolto nella fuga di informazioni riservate. Sebbene la sua posizione fosse ormai insostenibile, il presidente ha scelto di non recidere del tutto i rapporti, nominandolo ambasciatore alle Nazioni Unite. Una mossa che, se da un lato evita un’umiliazione pubblica, dall’altro conferma la tendenza di Trump a premiare la fedeltà anche quando è messa in discussione da polemiche.
Ad assumere temporaneamente il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale sarà Marco Rubio, segretario di Stato, figura già consolidata nell’amministrazione e considerata meno esposta a tensioni interne. La scelta di un interim, piuttosto che di una sostituzione immediata, lascia intendere che Trump voglia prendersi del tempo per valutare opzioni più definitive, senza però rinunciare a un controllo diretto su un ambito delicato come quello della difesa.
Lo scandalo che ha travolto Waltz – ribattezzato "Chatgate" dalla stampa americana – era scoppiato dopo la diffusione di comunicazioni riservate in cui si faceva riferimento a piani militari non ancora approvati. Sebbene non vi siano prove di un suo coinvolgimento diretto nella divulgazione, l’incidente aveva sollevato dubbi sulla capacità di gestire informazioni sensibili, minando la fiducia del presidente. La decisione di spostarlo all’Onu, piuttosto che licenziarlo in tronco, sembra dunque dettata sia da calcolo politico che da pragmatismo, evitando di alimentare ulteriori polemiche in un anno già segnato da tensioni elettorali.
Quella di Waltz non è stata l’unica uscita di scena: insieme a lui ha lasciato il suo ruolo anche Alex Wong, viceconsigliere, la cui dipartita è stata però meno enfatizzata dai media. Mentre Rubio si prepara a gestire la transizione, resta da vedere se Trump opterà per un nuovo volto o se, come talvolta accade nella sua amministrazione, affiderà l’incarico a un alleato di lunga data. Tra i nomi circolati c’è quello dell’amico Steve Witkoff, imprenditore senza esperienza diretta in politica estera, la cui eventuale nomina potrebbe riaccendere le critiche sulla tendenza del presidente a privilegiare i legami personali rispetto alle competenze.




