Eredità Agnelli, Margherita non può chiedere i danni al figlio John Elkann
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Redazione Sport
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Margherita Agnelli non potrà costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel filone del processo torinese sull'eredità di Gianni Agnelli che vede il presidente di Stellantis imputato per truffa aggravata ai danni dello Stato e dichiarazione fraudolenta. Lo ha deciso la giudice per l'udienza preliminare Irene Giani, rigettando l'istanza presentata il 22 giugno scorso dai legali della figlia dell'Avvocato, che avevano quantificato in 1,3 milioni di euro il danno morale subito a causa delle presunte irregolarità nella successione di Marella Caracciolo.
Il principio di diritto alla base della decisione
La gup ha accolto le argomentazioni dei difensori di Elkann, secondo cui i reati fiscali contestati al presidente di Exor non avrebbero prodotto alcun danno morale direttamente riferibile alla madre. «Non è detto che l'autore di un reato provochi automaticamente un danno all'immagine e alla reputazione di tutti i componenti della sua famiglia», ha scritto la giudice nella motivazione.
L'avvocato Paolo Siniscalchi, del team legale che assiste Elkann, ha definito la decisione «condivisibile», sostenendo che la costituzione di parte civile «non può essere uno strumento per inserire nel processo penale degli insondabili rancori personali».
Ammissione parziale per il filone sul falso
Margherita Agnelli è stata invece ammessa come parte civile nel segmento del procedimento che riguarda il reato di falso in atto pubblico contestato al notaio Remo Morone e al commercialista Gianluca Ferrero, presidente della Juventus, in relazione al deposito di alcuni atti legati alla composizione della società Dicembre, la cassaforte che attraverso Exor controlla le partecipazioni del gruppo Agnelli.
In questa tranche la gup ha inoltre accolto un'eccezione dei legali di Margherita, disponendo che il falso venga ricontestato come aggravato dalla pubblica fede, circostanza che allunga i termini di prescrizione del reato.
Le reazioni dei legali
«Avevamo chiesto soltanto il riconoscimento di un danno morale, non patrimoniale. In questa fase non siamo stati ammessi come parte civile per i reati di natura fiscale», ha dichiarato l'avvocato Dario Trevisan, legale di Margherita Agnelli, precisando che i danni potranno essere richiesti «in una seconda fase del processo e anche in sede civile, con danni patrimoniali». Trevisan ha comunque espresso soddisfazione per l'ammissione nel filone sul falso, rilevando che «è rimasto fermo e impregiudicato l'impianto accusatorio nei confronti di tutti gli imputati».
Il quadro dell'inchiesta sulla residenza di Marella Caracciolo
L'indagine della procura di Torino, avviata da un esposto presentato dalla stessa Margherita Agnelli nel dicembre 2022, ipotizza che la residenza dichiarata in Svizzera da Marella Caracciolo dal 2010 al 2019 fosse fittizia, un artificio per sottrarre al fisco italiano un patrimonio stimato in oltre un miliardo di euro e un versamento Irpef di 248,5 milioni. Oltre a Elkann e Ferrero, nel procedimento è coinvolto il notaio Morone.
In uno dei filoni separati dell'inchiesta, dopo aver versato all'erario 183 milioni di euro, Elkann aveva chiesto l'accesso alla messa alla prova, mentre Ferrero aveva proposto un patteggiamento da 73 mila euro: nonostante il parere favorevole della procura, il giudice aveva respinto entrambe le richieste disponendo l'imputazione coatta. L'udienza preliminare è stata aggiornata al 16 ottobre prossimo.
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