Sanremo, il giorno dopo di Conti tra il sorriso e i conti. E stasera l'omaggio a Crans-Montana

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina sanremese, si sa, non si ferma mai, e neppure il tempo per una riflessione approfondita sembra essere contemplato nel copione, soprattutto quando il day after ti restituisce un verdetto impietoso come quello degli ascolti. Carlo Conti, circondato dalla sua squadra e dai cronisti nella consueta conferenza stampa di metà festival, ha affrontato i numeri della prima serata con la filosofia che lo contraddistingue, quella di uno che in televisione ci ha lavorato per una vita e di flessioni, forse, ne ha viste tante. Il dato, crudo e inequivocabile, parla di 9 milioni e 600mila spettatori medi contro i 12 milioni e 630mila dell'edizione passata, un calo secco di tre milioni che, tradotto in share, significa un 58% a fronte del 65,3% del 2025: un tonfo del 7,3% che sulla carta avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. E invece il diretto interessato, con la sua proverbiale calma apparente, ha dichiarato di aspettarsi un risultato persino peggiore, citando la controprogrammazione, il periodo diverso e tutte quelle variabili che nelle riunioni preliminari avevano messo in guardia la squadra. “Pensavo obiettivamente un pochino meno”, ha esordito, quasi a voler ridimensionare la portata del flop, o forse a razionalizzare un insuccesso che, per quanto annunciato, resta pur sempre un campanello d'allarme per una macchina perfetta come quella del Festival. Del resto, come ha tenuto a precisare, l'umore non cambia: lo stesso sorriso che aveva l'anno scorso, quando i numeri gli sorridevano, se lo porta dietro anche oggi, perché “Sanremo è in salute” e i picchi raggiunti, come il 64,5% di share durante l'esibizione di Leo Gassmann, certificano che il pubblico, quando c'è un motivo, risponde ancora presente.

Un cast diverso e la ricerca della scintilla perduta

Al di là dei numeri grezzi, che pure contano eccome in una operazione commerciale e mediatica di questa portata, ciò su cui molti osservatori si sono concentrati è la qualità dell'impasto, la ricetta che quest'anno sembra aver tradito le aspettative. Se l'edizione del 2025 viaggiava su un livello qualitativo percepito come altissimo, quella del 2026 sconta probabilmente un cast meno stellare, o forse semplicemente meno capace di accendere quella famosa scintilla di cui il festival vive. Mancano, a sentire i bene informati, quei momenti di improvvisazione, quelle invenzioni registiche che trasformano una semplice esibizione in un evento nello spettacolo. Zero improvvisazione, nessun momento costruito che lasci il segno: è questo il refrain che serpeggia tra gli addetti ai lavori, quasi a suggerire che la replica pedissequa dell'impianto scenico dell'anno scorso non abbia pagato, perché la novità, a Sanremo, è ossigeno puro. E allora ci si interroga su cosa manchi davvero, se non quella magia che trasforma una normale esibizione in un tormentone social o in un ricordo indelebile. La sensazione è che la macchina abbia funzionato a regime, con tutti i Big regolarmente esibitisi e le serate che scorrono via lisce, ma che manchi quel guizzo, quell'elemento di rottura che catalizzi l'attenzione anche di chi il festival non lo segue più da anni. Per carità, i picchi ci sono stati, come i 15 milioni e 782mila spettatori sintonizzati alle 21:59 per ascoltare la signora Pratesi, ma si tratta di numeri che fotografano l'attaccamento a un momento specifico, non la tenuta media della serata.

La seconda serata e il peso della memoria

Ma il festival, come detto, non si ferma a fare i conti in tasca a sé stesso, e la macchina organizzativa è già proiettata verso la seconda serata, quella in cui, tradizionalmente, si alza un po' il tiro e si cerca di recuperare terreno. E allora si cambia marcia, e si punta dritti al cuore del pubblico con un omaggio che promette di essere tra i momenti più alti e commoventi di questa edizione. Si parlerà delle vittime di Crans-Montana, della tragedia del rogo nel locale in Svizzera che ha spezzato decine di giovani vite la notte di Capodanno, e lo si farà nel modo più diretto e rispettoso possibile: attraverso la musica. Achille Lauro, che nella seconda serata ricopre anche il ruolo di co-conduttore, avrebbe dovuto eseguire “Incoscienti giovani”, il suo brano dell'anno scorso, ma il copione è stato stravolto da un'immagine potente, quella della madre di Achille Barosi, uno dei ragazzi morti nell'incendio, che durante il funerale del figlio ha intonato “Perdutamente”, un'altra canzone di Lauro. Una scena di dolore privato diventata pubblica, e talmente forte da imporre una riflessione e un cambio di programma. Così, stasera, Lauro canterà proprio “Perdutamente”, in un tributo che Conti ha voluto definire “naturale”, dove a parlare sarà solo la musica, senza troppe parole o retorica. Un momento che si preannuncia catartico e che, probabilmente, rappresenterà il vero cuore emotivo della serata, capace di andare oltre le logiche degli ascolti e di toccare corde profonde nel pubblico da casa e nella platea dell'Ariston.

Duetti e co-conduzioni per raddrizzare la rotta

Accanto al momento di raccoglimento, la seconda serata mette in campo anche le armi più classiche del festival, a cominciare dai co-conduttori. Dopo il turco Can Yaman della prima, tocca ad Achille Lauro, a Pilar Fogliati e a Lillo alternarsi sul palco accanto a Conti e a una sempre più padrona di casa Laura Pausini. E proprio con la Pausini, Lauro darà vita a un altro dei momenti clou della serata: il duetto su “16 marzo”, brano del 2020 che lei ha recentemente inciso nel suo album “Io canto 2”. Una coincidenza, ha ricordato Conti in conferenza stampa, lega questa data alla signora Pratesi, la novantacinquenne ospite della prima serata che proprio il 16 marzo compirà 105 anni. Piccoli intrecci che il caso e la macchina sanremese sanno trasformare in narrazione. Ma la domanda che serpeggia, dopo il calo della prima, è se basteranno questi elementi a riportare il pubblico davanti alla tv. Perché se è vero che i 15 Big che si esibiranno stasera – tra cui Fedez in coppia con Masini, Patty Pravo, Ermal Meta e tanti altri – avranno il compito di tenere alta l'attenzione, e se le quattro Nuove Proposte, con la conduzione di Gianluca Gazzoli, aggiungeranno la dose di freschezza necessaria, resta la sensazione che il festival abbia bisogno di ritrovare quella verve che sembra aver smarrito. Il rischio, sempre in agguato in queste situazioni, è che la ricerca del picco emotivo, come l'omaggio a Crans-Montana, possa essere percepita come l'unica àncora di salvezza in un mare di ordinaria amministrazione. E mentre la Rai incrocia le dita e spera in una risalita, Conti continua a sorridere, forte della sua esperienza e della convinzione che il festival sia “in salute”. Ma il vero termometro, si sa, sarà la sala stampa e, soprattutto, il pubblico da casa, chiamato a votare e a decretare il successo o l'insuccesso di questa edizione. L'impressione, al netto delle dichiarazioni di circostanza, è che la strada in salita sia appena cominciata.

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