La sicurezza e i suoi limiti, mentre le città tornano a tremare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Questa dinamica, peraltro, alimenta l’impressione, sollevata da osservatori come Giovanni Floris, di un esecutivo che sembra muoversi costantemente un passo indietro rispetto agli eventi. La sensazione politica è quella di un potere che rincorre i fatti, producendo risposte normative solo quando l’emergenza è già esplosa, trasformando così l’azione di governo in un riflesso automatico più che in una guida capace di prevenzione. Un approccio che, se da un lato mira a rassicurare l’opinione pubblica, dall’altro rischia di apparire dettato dalla contingenza della cronaca nera più che da una visione organica.

Tra le misure che hanno sollevato maggiori preoccupazioni negli ambienti giuridici, spicca la possibilità di trattenere una persona fino a dodici ore per un semplice “atteggiamento sospetto”, in assenza di indizi concreti e senza l’immediato intervento di un magistrato. Una disposizione che, secondo un ampio numero di costituzionalisti, finirebbe per violare palesemente l’articolo 13 della Costituzione, il quale tutela la libertà personale come inviolabile. Si tratterebbe, in sostanza, di introdurre una forma di fermo preventivo e arbitrario, uno strumento che calpesta il principio di presunzione di innocenza e apre la strada a potenziali abusi, soprattutto in contesti di tensione sociale elevata.

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