L'ultimo saluto a Giovanni Galeone, l'Udinese non dimentica

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una folla commossa, nella quale spiccavano i volti noti del calcio e delle istituzioni, ha riempito il Duomo di Udine per dare l'ultimo addio a Giovanni Galeone, il tecnico scomparso all'età di 84 anni. La cerimonia, officiata da Monsignor Luciano Nobile, ha avuto inizio con parole che riecheggiavano il legame profondo, quasi viscerale, tra l'allenatore e la società friulana: "Grazie per aver fatto conoscere l’Udinese fuori dal nostro territorio e averla portata in serie A". Un riconoscimento, questo, che ha trovato ampia risonanza nei cuori di tutti i presenti, molti dei quali giunti appositamente da Pescara, città che il 'profeta' considerava una seconda casa e il cui legame è stato simbolicamente rappresentato dal gonfalone portato da un componente della Polizia municipale, il quale, colto da un malore all'inizio della funzione, ha aggiunto un momento di forte tensione a una giornata già segnata dal dolore.

Il ricordo dell'Udinese

Franco Collavino, direttore generale del club bianconero, accompagnato dal presidente Franco Soldati, ha espresso, al termine della funzione, la riconoscenza di un’intera società. "Dobbiamo tanto a Galeone", ha affermato Collavino, sottolineando come l'allenatore abbia "scritto delle pagine storiche per il calcio e per il nostro club". Tra queste, spicca in maniera indelebile la promozione in serie A conquistata nella stagione 1994/1995, un traguardo che, non a caso, rappresenta l'ultimo da cui ha preso il via la lunghissima e ininterrotta serie di campionati disputati dall'Udinese nella massima serie. Quel successo, che ha cambiato per sempre il destino del club, rimane la pietra miliare del suo operato, un'eredità che ancora oggi costituisce le fondamenta su cui poggia l'identità della squadra.

Una presenza trasversale

La solennità dell'evento ha richiamato una rappresentanza molto ampia, a testimonianza del rispetto e della stima che Galeone seppe guadagnarsi in tutta la Penisola. Per il Comune di Udine erano presenti il sindaco Alberto Felice De Toni e il vicesindaco Alessandro Venanzi, mentre la Regione Friuli Venezia Giulia era rappresentata dal vicegovernatore Mario Anzil. Accanto a loro, spiccavano le figure di Massimiliano Allegri e Adriano Galliani, giunti per un doveroso omaggio, e i rappresentanti del comune di Pescara, a sigillare quel ponte ideale tra il Nordest e l'Abruzzo che fu una caratteristica peculiare della carriera del tecnico. La commozione era palpabile, un sentimento collettivo che univa dirigenti, amministratori e tifosi, accomunati dal ricordo di un uomo che seppe lasciare un segno profondo.

Un'eredità che permane

Quella di oggi non è stata una semplice cerimonia funebre, ma il riconoscimento pubblico per un uomo le cui intuizioni tattiche e la cui capacità di costruire gruppi competitivi hanno segnato un'epoca. La sua opera, che va ben al di là dei semplici risultati sul campo, ha contribuito a forgiare il carattere di una società, permettendole di proiettarsi verso traguardi che prima sembravano irraggiungibili. La storia dell'Udinese, da quel lontano 1995, non sarebbe stata la stessa senza il suo contributo, un contributo che i posteri, e la dirigenza attuale per prima, continuano a riconoscere come fondativo e imprescindibile per la storia del club.

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