Euro in affanno e borse in rosso, l’attesa è tutta per la Fed e le parole di Powell

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le piazze finanziarie del Vecchio Continente, dopo un avvio incerto, hanno decisamente accentuato le perdite nel corso della seduta, allineandosi a un tono generale di cautela che non risparmia neppure Milano. Lo scenario, complice una ripresa del biglietto verde dopo alcune flessioni, vede infatti l’euro scivolare verso la parità di 1,1971 sul dollaro statunitense, un movimento valutario che si riflette inevitabilmente sugli indici principali. A Francoforte, Londra e Parigi, così come in altre capitali finanziarie, il sentiment appare infatti pesantemente condizionato dall’imminente appuntamento con la Federal Reserve, il cui comitato monetario è atteso in serata per l’annuncio sui tassi d’interesse: il consensus tra gli analisti, dopo una serie di riduzioni consecutive, converge ormai sulla previsione di un mantenimento degli stessi, ma è piuttosto sulle dichiarazioni che seguiranno del presidente Jerome Powell che si concentrano tutti gli sguardi, nella speranza di scorgere indizi sulla futura traiettoria della politica monetaria americana.

Il settore tech contrasta il crollo del lusso

La giornata borsistica, peraltro, si caratterizza per performance diametralmente opposte tra i vari settori, creando un panorama a macchia di leopardo. Da un lato, infatti, si registra un vigoroso rally in tutto il comparto tecnologico legato alla produzione di semiconduttori, il cui andamento è trainato dalle ottimistiche indicazioni provenienti da alcune grandi aziende, come il gruppo olandese Asml, e dal persistente slancio della domanda alimentata dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. A Piazza Affari, emblematico è il balzo del Titolo Stm, che segna un incremento superiore al quattro per cento. Dall’altro lato, invece, si osserva un pesante deterioramento di tutto il segmento europeo del lusso, zavorrato dai risultati trimestrali – seppur positivi – del colosso francese Lvmh, giudicati dal mercato deludenti nelle prospettive future e puniti con un crollo del titolo che trascina con sé gran parte del settore.

La dinamica degli indici e il peso delle banche

Nel dettaglio milanese, l’indice Ftse Mib riflette questa dicotomia, oscillando in territorio negativo con un calo che sfiora lo 0,8 per cento a metà seduta, una performance che lo colloca tra i listini più deboli d’Europa, insieme a quelli di Parigi e Madrid. A frenare ulteriormente l’indice contribuisce infatti anche la debolezza manifestata dal comparto bancario, il cui andamento risente del clima di attesa e della tensione sui tassi. Lo Stoxx 600, il paniere di riferimento per l’area euro, cede complessivamente lo 0,6 per cento, confermando una difficoltà generalizzata che non viene scalfita neppure dall’avvio in positivo della Borsa di New York. Le borse europee, insomma, sembrano procedere in un’atmosfera di stallo, in attesa di segnali chiari dalle autorità monetarie d’Oltreatlantico.

Il quadro geopolitico come ulteriore variabile

Accanto alla posta in gioco rappresentata dalla Fed, non sfugge agli operatori finanziari l’influenza del contesto geopolitico e delle scelte dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, le cui mosse – sia sul fronte della politica interna che su quello delle relazioni internazionali – sono monitorate con grande attenzione per valutarne le possibili ripercussioni economiche. È un insieme di fattori, quelli odierni, che concorrono a definire un quadro particolarmente complesso e volatile, dove la congiuntura monetaria si intreccia con le dinamiche settoriali e con le scelte politiche, costringendo il mercato a una fase di riflessione in cui la sola costante sembra essere, al momento, l’incertezza.

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