Diego Bianchi: "Trump e Meloni, la politica come stand-up comedy"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La comunicazione politica, che sempre più spesso assume i toni dello spettacolo puro, è stata al centro di una riflessione di Diego Bianchi nella puntata di ripartenza di "Otto e mezzo", il programma di approfondimento condotto da Lilli Gruber su La7. Secondo l'analisi del conduttore di "Propaganda Live", figure di primo piano sulla scena internazionale e nazionale, come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, hanno costruito un modello di propaganda che fa leva principalmente sull'intrattenimento e sulla semplificazione performativa. "Sono come gli stand-up comedian", ha affermato Bianchi, il cui ragionamento – sviluppato in uno scambio con altri ospiti come il direttore di "Limes" Lucio Caracciolo – punta a svelare i meccanismi che regolano certi comizi di massa.

Il modello dello spettacolo e il pubblico già convinto

Il punto nodale della questione, come illustrato da Bianchi, risiede nella natura stessa della partecipazione a tali eventi. Chi vi assiste, infatti, non si reca lì per ascoltare argomentazioni complesse o per essere persuaso su programmi di governo dettagliati, bensì per trovare conferma alle proprie idee e, soprattutto, per divertirsi in una sorta di rituale collettivo. I leader, di conseguenza, imbastiscono interventi calibrati per soddisfare questa attesa, offrendo battute, aneddoti e una precisa costruzione del "nemico" da dileggiare. È un circolo che si autoalimenta, dove la platea chiede spettacolo e il politico, in un certo senso, glielo fornisce puntualmente, con un linguaggio e dei riferimenti – si pensi ai citati accenni al kebab o a "Mercante in Fiera" – immediatamente riconoscibili e capaci di creare complicità.

La derisione dell'avversario come motore del consenso

In questo schema, l'elemento che infiamma veramente il pubblico, più di qualsiasi proposta concreta, diventa la derisione sistematica dell'avversario politico. Bianchi ha sottolineato come questa dinamica, che egli paragona al lavoro di un comico sul palco, sia particolarmente evidente in certi segmenti della comunicazione della destra, i cui comizi – a suo dire – risultano "i più divertenti" proprio perché svuotati di contenuti tradizionalmente intesi e riempiti di momenti spettacolari. Il meccanismo, del resto, non è nuovo ma trova una potenza inedita nell'era dei social media, dove i frammenti più efficaci e aggressivi possono fare il giro del mondo in pochi minuti, come dimostrato dal recente video in cui Trump prendeva di mira gli atleti transgender.

Un fenomeno oltre l'oceano e il "faccettismo"

La critica di Bianchi, pur partendo dall'osservazione della scena italiana, abbraccia un orizzonte più ampio, individuando una linea di continuità tra lo stile comunicativo di Meloni e quello, ancora più marcato, di Donald Trump. Quel che viene definito "faccettismo", ovvero la capacità di passare con rapidità da un'espressione a un'altra, da un tono a un registro completamente differente, sembra essere una cifra comune, finalizzata a mantenere alto l'engagement emotivo dello spettatore. Si tratta, in sostanza, di una strategia che privilegia l'impatto immediato e la reazione viscerale rispetto alla discussione ponderata, un approccio che trasforma l'agone politico in una sequenza di monologhi studiati per catturare l'attenzione più che per stimolare un dibattito approfondito.

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