Lamine Yamal, il gol e la follia sugli spalti: il padre esulta come un tifoso qualunque
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Redazione Sport
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Non bastava il gol, una perla rifinita con la precisione di un orologiaio, a far parlare di Lamine Yamal. Ci ha pensato suo padre, sugli spalti del Camp Nou, a trasformare l’esultanza in uno spettacolo parallelo, lanciando la giacca e agitandosi come se quella rete – la prima in Champions League per il figlio – avesse deciso chissà quale trofeo. E forse, in un certo senso, è così: perché quel pallonetto al 67’, che ha accorciato le distanze contro l’Inter (3-3 il finale), ha confermato ciò che in Spagna si sussurrava da tempo. A 17 anni, Yamal non è una promessa. È già una certezza.
La semifinale di andata contro i nerazzurri è stata la sua centesima partita con la maglia del Barcellona, un traguardo che pochi, alla sua età, hanno raggiunto. Eppure, ciò che ha lasciato sul campo va oltre i numeri. Due pali colpiti, dribbling che hanno annichilito avversari più esperti, un’accelerazione che sembra sfidare le leggi della fisica. «In campo c’erano ventuno calciatori e Lamine Yamal», ha scritto qualcuno, sintetizzando una differenza abissale. Quella che, di solito, separa i talenti dai fenomeni.
Non è un caso che, già a quattro anni, fosse ritratto tra le braccia di Lionel Messi, oggi considerato – non a torto – il suo predecessore ideale. Ma i paragoni, seppure inevitabili, rischiano di essere riduttivi. Yamal, infatti, sta scrivendo una storia diversa, fatta di record infranti prima ancora di aver compiuto la maggiore età. Contro l’Inter ha dimostrato di poter essere decisivo anche nelle occasioni più importanti, sfuggendo ai tentativi di marcatura come se avesse mappe diverse da quelle dei suoi rivali.
E mentre la Spagna lo celebra come l’erede di una tradizione blaugrana che non conosce crisi, l’Inter si interroga su come neutralizzarlo nel ritorno di martedì 6 maggio. Simone Inzaghi, che aveva studiato un piano per limitarne l’impatto, dovrà fare i conti con una verità semplice: Yamal, quando parte palla al piede, sembra imprendibile.




