Land Rover Defender, l’addio dell’esercito inglese dopo 70 anni di fango e missioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Settant’anni sono un’eternità, soprattutto se parliamo di un rapporto tra un veicolo e le forze armate di Sua Maestà. Quella storia, iniziata nel 1949 con i primi esemplari della Serie I pensati da Maurice Wilks per sopperire allo strapotere logistico della Jeep Willys durante il conflitto mondiale, si è ufficialmente conclusa. L’esercito inglese, con un evento commemorativo tenutosi a Bovington alla presenza del ministro per gli Approvvigionamenti e l’Industria della Difesa, Luke Pollard, ha dato il via al pensionamento della flotta di Land Rover, aprendo di fatto una nuova fase per la mobilità leggera delle proprie truppe.

Il processo, che riguarda oltre cinquemila esemplari ancora in servizio tra le varie declinazioni operative – dalle versioni ambulanza a quelle da ricognizione – non sarà immediato, ma si prevede che venga completato entro il 2030. Si chiude così un capitolo lungo decenni, fatto di affidabilità senza compromessi, dove il mito del “Landy” ha accompagnato generazioni di soldati in missioni che vanno dal dopoguerra ai conflitti più recenti, dimostrando una versatilità che pochi altri mezzi hanno saputo eguagliare.

Un’eredità difficile da sostituire tra sviluppo e nuove esigenze

Progettato inizialmente come veicolo polivalente per l’agricoltura, il Defender – nome che avrebbe assunto solo nel 1990 – trovò subito terreno fertile nei ranghi militari grazie alla sua semplicità meccanica e alla capacità di adattarsi a qualsiasi terreno, un tratto distintivo che lo ha reso celebre anche nella versione civile. Questa transizione, per certi versi epocale, segna il passo per far spazio a un nuovo concetto di veicolo leggero, più in linea con le esigenze operative moderne e con le nuove tecnologie richieste dal campo di battaglia contemporaneo. Il Ministero della Difesa britannico ha già avviato la gara per trovare il successore nell’ambito del Land Mobility Programme (LMP), con l’obiettivo di firmare un contratto entro l’anno e avere i primi esemplari pronti entro il 2029.

Sebbene il destino dei vecchi Defender non sia ancora del tutto sigillato – si era vociferato di un possibile trasferimento di alcuni mezzi dismessi all’Ucraina, ipotesi mai confermata ufficialmente – l’attenzione è ora rivolta al futuro. Parallelamente all’addio militare, il brand continua a scrivere la sua storia in altri scenari, se possibile ancor più estremi.

Dalle Alpi alle Piramidi, la nuova vita del mito tra lusso e Dakar

Mentre l’esercito si prepara a dire addio ai vecchi modelli, la Defender civile ha intrapreso una strada diametralmente opposta. Non più solo il “duro e puro” dei fuoristrada di una volta, oggi rappresenta un segmento in cui il comfort, la tecnologia e la versatilità nell’uso quotidiano la pongono al centro di un mercato europeo sempre più esigente. La trasformazione, iniziata con il lancio della nuova generazione nel 2019, ha portato il marchio a competere nel lusso e nelle prestazioni, con stabilimenti all’avanguardia come quello di Nitra, in Slovacchia, dove la Defender viene prodotta e da dove viene esportata in tutto il mondo.

E se i percorsi di una volta erano fatti di fango e sabbia del deserto, oggi la Defender allarga i propri orizzonti. Lo dimostra l’impegno nel motorsport: dopo la vittoria alla Dakar nella propria categoria, il costruttore ha annunciato un programma ufficiale di tre anni nel Campionato Mondiale di Rally-Raid (W2RC) a partire dal 2026, con una versione da competizione sviluppata per la categoria “Stock”. Un modo, questo, per dimostrare che la robustezza non è andata perduta nonostante l’evoluzione verso il lusso. Dai ghiacci del Circolo Polare Artico, dove la prima Range Rover elettrica sta completando gli ultimi test, fino ai fondali del Danubio, la casa britannica continua a scrivere i capitoli di una storia iniziata oltre settant’anni fa, quando tutto nacque da un’idea di Maurice Wilks.

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