Minneapolis, il ritratto di Robin Westman e la strage alla scuola cattolica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si chiamava Robin Westman, ventitré anni, l’autore della sparatoria che ha insanguinato i pressi della Annunciation Catholic Church di Minneapolis, causando la morte di due bambini – di otto e dieci anni – e il ferimento di una dozzina di persone, per la maggior parte minori. L’uomo, che ha agito in solitaria prima di togliersi la vita, è stato identificato grazie alle riprese delle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte sul luogo della tragedia, avvenuta intorno alle otto e trenta di mattina mentre all’interno della chiesa si stava svolgendo una funzione religiosa.

Westman, cresciuto nella vicina Richfield, aveva legami familiari con l’istituto poiché sua madre era impiegata proprio presso quella scuola. Secondo quanto emerge dai documenti del tribunale della contea di Dakota, il giovane aveva recentemente presentato domanda per modificare il proprio nome di nascita, Robert, in Robin. Un dettaglio che, sebbene apparentemente marginale, si inserisce in un quadro più complesso e ancora in via di definizione da parte degli investigatori.

Il killer, vestito completamente di nero, era armato con un fucile da caccia, un secondo fucile e una pistola. Alcuni caricatori rinvenuti sulla scena del crimine recavano scritte agghiaccianti, tra cui la frase "per i bimbi", che lascia intravedere una premeditazione macabra e un’ossessione distorta verso le stragi. Gli agenti, al momento, non hanno ancora ricostruito una motivazione certa, sebbene il capo della polizia Brian O’Hara abbia parlato senza mezzi termini di "un deliberato atto di violenza contro bambini innocenti e altre persone in preghiera", definendo l’accaduto "assolutamente incomprensibile".

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