La sanità pugliese e quei conti da mettere in ordine tra tagli, assunzioni e scontro politico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sistema sanitario pugliese, un meccanismo complesso che già da tempo mostra segni di affaticamento, si trova ora a fare i conti con una serie di criticità emerse con prepotenza nel corso del 2025, criticità che hanno imposto alla Regione una brusca frenata. La materia del contendere, come spesso accade quando si parla di fondi pubblici, è quella dei bilanci: da un lato le necessità assistenziali, che richiederebbero risorse crescenti, e dall’altro la rigidità dei conti, che impone scelte dolorose. Al centro della bufera, questa volta, ci sono le cosiddette internalizzazioni e il ricorso ai privati, due voci di spesa che avrebbero contribuito a creare un aggravio per le casse delle Aziende sanitarie locali, un aggravio che alcuni uffici tecnici hanno iniziato a quantificare in una forbice compresa tra i 20 e i 40 milioni di euro.

Il nodo, però, non è soltanto contabile, ma anche politico e procedurale. Per comprendere la portata della situazione, occorre fare un passo indietro e guardare al quadro complessivo, a quel clima di tensione che vede contrapposti la Regione Puglia e il Governo centrale. Se da Roma arrivano, tramite il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato – figura di Fratelli d’Italia che al Ministero segue con attenzione le dinamiche regionali – richiami a una gestione più oculata, dalla Puglia la risposta non si è fatta attendere. Il segretario regionale del Partito Democratico, Domenico De Santis, che siede tra i banchi del Consiglio, ha respinto al mittente le accuse, sostenendo con forza che il vero “buco” non sia una creazione locale, ma piuttosto il frutto di scelte nazionali, le stesse che metterebbero in difficoltà non solo questa regione, ma l’intero Servizio sanitario nazionale. È uno scontro di narrazioni, questo, che si gioca sui numeri e sulle interpretazioni.

Lo stop imposto dalla Regione alle società in-house e l’ombra dei conti fuori controllo

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stata una decisione improvvisa, arrivata direttamente dagli uffici di via Gentile. Davide Pellegrino, capo di gabinetto della Regione Puglia, ha firmato una direttiva che ha di fatto congelato tutto: assunzioni, consulenze e affidamento di appalti a soggetti esterni. Un blocco che riguarda da vicino le Sanitaservice, quelle società in-house che operano per conto delle Asl e che, nel corso dell’anno, avevano portato avanti piani di rafforzamento del personale. La delibera della giunta regionale che già nel 2024 imponeva una stretta gestionale su questi organismi, evidentemente, non era bastata a tenere a freno la spinta all’espansione. E così, in attesa di mettere a punto misure più strutturali per il contenimento della spesa, la macchina amministrativa si è fermata, in una sorta di stop and go che rischia di creare non poche difficoltà operative.

Il caso Foggia e le polemiche sulle procedure di selezione del personale

Parallelamente ai numeri macroeconomici, emergono poi storie che parlano di gestione del personale e di trasparenza. Un episodio verificatosi a Foggia ha acceso i riflettori sulle modalità di reclutamento. Rosa Barone, consigliera del Movimento Cinque Stelle, ha sollevato pubblicamente il caso di alcune assunzioni effettuate tramite agenzia interinale per Sanitaservice, parlando di circa centodieci posti – tra ausiliari, soccorritori e autisti per il 118 – finiti sotto la lente per presunte anomalie. Sarebbero arrivate oltre duemila domande, un dato che da solo la dice lunga sul bisogno di lavoro, e la procedura, a detta della consigliera, non avrebbe garantito quei principi di trasparenza e merito che solo un concorso pubblico, con le sue selezioni, può assicurare. La richiesta, in tal senso, è stata chiara: convocare un’audizione in Commissione Sanità per vederci chiaro, chiamando a rispondere il direttore generale della Asl e i vertici dell’agenzia di somministrazione coinvolta, per capire come si sia arrivati a quella che qualcuno ha già definito una gestione poco ortodossa delle graduatorie.

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