Milei alza il muro sulle Malvinas: base navale e sanzioni contro il petrolio britannico. Trump apre uno spiraglio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente argentino Javier Milei ha scelto la via della fermezza per rilanciare la storica rivendicazione sulla sovranità delle isole Malvinas, l'arcipelago dell'Atlantico meridionale controllato dal Regno Unito e noto a livello internazionale come Isole Falkland.

Con un discorso alla nazione trasmesso a reti unificate, il capo dello Stato sudamericano ha annunciato un pacchetto di misure che segnano un netto inasprimento della disputa, promettendo la costruzione di una base militare nella Terra del Fuoco, sanzioni mirate contro le compagnie petrolifere che operano nelle acque contese e un aumento delle spese per la difesa nazionale.

Le dichiarazioni di Milei, che ha ribadito come "le Malvinas sono argentine per storia e per diritto, su questo non c'è discussione", arrivano in un momento di rinnovata attenzione sull'arcipelago, alimentata dalle recenti aperture del presidente americano Donald Trump su una possibile revisione della posizione storica di neutralità degli Stati Uniti.

Il progetto Sea Lion e l'offensiva diplomatica di Buenos Aires

Al centro della controversia, che rischia di riaccendere le tensioni tra Buenos Aires e Londra a oltre quarant'anni dalla guerra del 1982, c'è il progetto petrolifero Sea Lion, una joint venture tra la britannica Rockhopper Exploration e l'israeliana Navitas Petroleum che prevede l'estrazione di greggio a circa 200 chilometri a nord dell'arcipelago.

Milei ha definito il progetto "particolarmente grave", sostenendo che rappresenta un tentativo del Regno Unito di appropriarsi di risorse naturali che l'Argentina considera parte della propria piattaforma continentale. Per contrastare quello che ha definito uno "sfruttamento illegale", il presidente ha annunciato l'invio al parlamento di un decreto volto a inasprire le sanzioni contro le imprese coinvolte, direttamente o indirettamente, nelle operazioni di trivellazione senza l'autorizzazione di Buenos Aires.

"Chi opera sulle nostre isole alle spalle del governo argentino dovrà scegliere", ha avvertito Milei, chiarendo che non sarà possibile avere interessi economici sia nel territorio conteso che nel Paese sudamericano.

La base navale a Ushuaia e il rafforzamento militare

L'altro pilastro dell'annuncio di Milei riguarda il rafforzamento della presenza militare argentina nella regione, con la promessa di destinare nuove risorse alla costruzione di una base navale integrata a Ushuaia, nella provincia meridionale della Terra del Fuoco. Il capo dello Stato ha sottolineato il ruolo strategico di questa infrastruttura, definendola fondamentale per la proiezione geopolitica dell'Argentina e per trasformare il Paese nel polo logistico più importante dell'Atlantico meridionale.

Il governo ha inoltre annunciato l'incremento della spesa militare e il potenziamento delle capacità nel settore delle comunicazioni, segnalando una chiara volontà di non rimanere a guardare di fronte a quella che viene considerata una violazione della sicurezza nazionale.

Il ruolo di Trump e la replica di Londra

Le mosse di Milei sono state incoraggiate dalle recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che in un'intervista all'emittente britannica Gb News ha lasciato intendere che Washington potrebbe non sostenere automaticamente Londra in caso di un futuro conflitto per le isole. Trump ha giustificato questa posizione ricordando la mancanza di sostegno da parte del Regno Unito durante il suo conflitto con l'Iran, affermando che "il vostro Paese non sta facendo bene" e che "non c'eravate per aiutarmi".

Milei ha colto al volo queste aperture, interpretandole come la prova che il suo stretto rapporto personale con il presidente americano stia dando i suoi frutti e che gli Stati Uniti riconoscano l'Argentina come un "alleato prezioso e affidabile" in una posizione strategicamente cruciale. La risposta di Londra non si è fatta attendere, con il ministro della Difesa Wes Streeting che ha ribadito la posizione britannica in modo netto: "Le Falkland sono britanniche perché gli abitanti delle Falkland hanno scelto di essere britannici.

Il nostro impegno nei loro confronti è assoluto e incrollabile".

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