La neutralità annunciata e le minacce in un’e-mail: come gli Stati Uniti tengono in bilico le Falkland

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È una dichiarazione di intenti che sa tanto di avvertimento, quello che arriva da Washington in queste ore, e non potrebbe essere altrimenti data la fragilità degli equilibri che tengono insieme l’alleanza atlantica. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha ribadito, infatti, la posizione di neutralità degli Stati Uniti sulla contesa di sovranità delle isole Falkland – o Malvine, se si preferisce la toponomastica argentina – tra Buenos Aires e Londra. "Riconosciamo che esistono rivendicazioni di sovranità contrastanti", ha dichiarato il portavoce, aggiungendo un dettaglo non secondario: gli Usa riconoscono "l'amministrazione di fatto del Regno Unito" dell'arcipelago, senza però prendere posizione sulle rivendicazioni stesse. Una formula, quest'ultima, che sulla carta non cambia lo status quo ma che, inserita nel clima politico attuale, assume i contorni di una sottile, quanto efficace, leva di pressione.

La posta in gioco: un promemoria del 1982 e i fantasmi della guerra

Per comprendere la portata di queste dichiarazioni, occorre fare un passo indietro di oltre quattro decenni, quando nel 1982 la guerra tra Londra e Buenos Aires per il possesso delle isole – scatenata dall'invasione argentina – costò la vita a 649 militari argentini, 255 britannici e tre abitanti dell'arcipelago. In quella circostanza, dopo un iniziale tentativo di neutralità, Washington finì per appoggiare apertamente il Regno Unito, un supporto che molti analisti definirono determinante per l'esito del conflitto. Quel precedente storico rende l'odierna dichiarazione di neutralità meno innocua di quanto possa sembrare, soprattutto perché a fare da sfondo non è la consueta diplomazia, ma una partita a scacchi molto più ampia che si gioca nei corridoi del Pentagono e nelle stanze del potere della Nato.

La lista di Trump tra "buoni e cattivi" e il caso della Spagna

Secondo quanto riportato da Politico e ripreso da diverse agenzie, l'amministrazione Trump – è bene ricordare che il presidente è alla Casa Bianca da più di un anno e la sua rielezione non costituisce più una novità – avrebbe messo a punto una vera e propria lista dei Paesi della Nato dividendoli in "buoni e cattivi". Non solo: dall'analisi di alcune email finite nelle mani di Reuters emerge un disegno ancora più articolato, che prevederebbe ritorsioni concrete nei confronti di chi si è rifiutato di sostenere le operazioni militari statunitensi (e israeliane) contro l'Iran. Tra le ipotesi più clamorose, rese pubbliche proprio in quei documenti trapelati, spicca la volontà di sospendere la Spagna dall'alleanza atlantica. Madrid, che ha negato l'uso delle proprie basi e persino il sorvolo del proprio spazio aereo per le missioni contro Teheran, rappresenterebbe il primo obiettivo di una "pulizia" interna all'alleanza.

Le Falkland come pedina di scambio in una partita globale

Ma è un'altra delle ipotesi contenute in quelle email a far scattare l'allarme a Londra: la "revisione" della posizione americana sulle Falkland. Sebbene il portavoce del Dipartimento di Stato abbia ufficialmente smentito un cambio di rotta imminente ribadendo la neutralità, la semplice comparsa di questa opzione nei documenti interni del Pentagono è stata letta come un chiaro messaggio a Keir Starmer. Il primo ministro britannico, che ha criticato le operazioni nello Stretto di Hormuz e limitato l'uso delle basi britanniche per azioni "difensive", si è attirato le ire di Trump, il quale non ha esitato a definire "codardo" il comportamento del Regno Unito e a deridere le portaerei inglesi definendole "giocattoli". In questo quadro, mettere in discussione il supporto diplomatico alla sovranità britannica sulle isole rappresenta un modo per colpire l'orgoglio nazionale di un alleato scomodo, usando una ferita (quella della guerra del 1982) ancora aperta nell'opinione pubblica argentina. D'altronde, il presidente argentino Javier Milei – stretto alleato di Trump – ha già rotto il silenzio sulla vicenda, alimentando ulteriormente le tensioni.

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